La didattica inclusiva nasce come una possibile risposta alle nuove sfide che la scuola si trova ad affrontare al giorno d’oggi, in termini di complessità, inclusione, nuove modalità di apprendimento, nuovi stili didattici, coinvolgendo tanto gli alunni quanto gli insegnanti.

Il concetto di partenza è quello di una scuola che deve passare dall’integrazione degli studenti ad una reale inclusione degli stessi, in un clima partecipativo e collaborativo.

Per ottenere una piena inclusione infatti si rende necessaria la modifica dell’ambiente in classe ma non solo, al fine di consentire le espressioni individuali e le caratteristiche degli studenti, che necessariamente saranno sempre diverse a seconda dei contesti.

Le complessità che la scuola deve fronteggiare sono infatti molte, e riguardano i più svariati ambiti dell’apprendimento: una scuola inclusiva deve sapersi adattare anche alle diverse esigenze di apprendimento degli studenti.

Queste possono riguardare ragazze e ragazzi con bisogni educativi speciali dell’apprendimento , o con alcune criticità ambientali, che possono essere sociali, linguistiche, familiari.

La scuola e gli insegnanti possono sviluppare diverse strategie per adattare le metodologie di apprendimento ai diversi contesti in cui si trovano di volta in volta.

 

Le strategie per una didattica inclusiva

Le strategie per l’inclusione riguardano sia una diversa impostazione pedagogica che alcune specifiche modalità di apprendimento e nuovi stili didattici.

Da un punto di vista generale le strategie da mettere in atto sono volte a modificare o riadattare le metodologie classiche di insegnamento, come la lezione frontale, l’applicazione di regole memorizzate, o l’alternanza canonica fra spiegazioni, interrogazioni e compiti in classe.

L’obiettivo è infatti quello di valutare la diversità degli alunni e sostenerli con efficacia, cercando di portare sempre l’intero gruppo degli studenti ad una maggiore consapevolezza, autocritica e collaborazione, vere chiavi del successo formativo.

Le strategie sono molte, e ne parleremo in maniera approfondita: dall’utilizzo di nuove tecnologie che modificano e incentivano nuove modalità di apprendimento ad alcune specifiche metodologie che possono essere messe in atto dagli insegnanti.

Fra queste possiamo menzionare il “cooperative learning”, la “flipped classroom”, l’incentivazione delle riflessioni metacognitive, oltre ad un importante accento che può essere posto sulla consapevolezza emotiva e non solo cognitiva del gruppo-classe. È evidente da queste brevi riflessioni introduttive che un ruolo preminente è giocato da alcuni attori in particolare: gli insegnanti.

 

Quali competenze per gli insegnanti

I docenti ovviamente hanno il difficile compito di gestire, coordinare e organizzare le concrete situazioni all’interno del processo di apprendimento. Un primo lavoro deve essere svolto durante la fase di formazione e aggiornamento: le nuove competenze da acquisire sono molte, e perciò la formazione del corpo insegnante si deve adattare ai tempi.

Oltre alla formazione iniziale di conseguenza sarebbe importante fornire a supporto dei docenti continui aggiornamenti che riguardino specializzazioni funzionali diverse, a supporto delle diverse criticità che questi si trovano a fronteggiare durante il loro lavoro.

Un insegnante infatti deve avere chiare le strategie da adottare in classe, così da essere capace di comunicarle con efficacia al gruppo degli studenti nella sua totalità.

In questo modo sarà in grado di organizzare e gestire le pratiche collettive e collaborative a cui accennavamo, di proporre nuove metodologie, ma soprattutto di valutarle con correttezza e competenza.

Un compito non facile, in cui il docente è direttamente coinvolto ad un livello cognitivo ed emotivo: il lavoro da compiere su se stessi è pari a quello da svolgere con gli studenti. Per questo una scuola inclusiva non può prescindere anche dal fornire formazione e sostegno al corpo docente.