Con coding unplugged (dal termine inglese “sconnesso”, “scollegato”, “offline”) si intende l’attività di programmazione che non necessita di strumentazione tecnologica. Il coding unplugged si rivela una risorsa utile in caso di mancanza o insufficienza di pc, tablet o smartphone, oltre a essere un ottimo metodo di “transizione” dalle classiche attività scolastiche, come la lettura e la scrittura su supporto cartaceo, ad attività più informatizzate.

Attraverso giochi di gruppo, che per essere svolti richiedono in molti casi solo carta e matite colorate, gli alunni e le alunne cominciano a prendere confidenza con i linguaggi di programmazione e con i meccanismi ad essi sottesi, sviluppando abilità che successivamente potranno essere tradotte sullo schermo attraverso i vari linguaggi di programmazione.

Vediamo di seguito alcuni esempi di esercizi di coding unplugged:

  • Scrivere un algoritmo: non bisogna lasciarsi intimorire dall’altisonanza del termine matematico. L’algoritmo è infatti costituito da una serie di semplici istruzioni (non ulteriormente scomponibili) che, se eseguite correttamente e nell’ordine indicato, permettono di risolvere un problema. È quindi possibile, anche fuori dall’ambito matematico, pensare a delle azioni quotidiane che richiedono l’esecuzione corretta di una serie di passaggi, ad esempio lavarsi i denti (ma le applicazioni sono davvero numerosissime). L’attività consiste nel chiedere agli alunni di creare “l’algoritmo” corrispondente. Nel caso del lavarsi i denti, ad esempio, l’attività sarà scomposta in una serie di gesti (prendere lo spazzolino, svitare il dentifricio, applicare il dentifricio sulle setole, ecc.) da svolgersi in un dato ordine. Gli alunni potranno poi scambiarsi gli algoritmi per testarli, monitorando che non vengano commessi errori (bug);

 

  • Pixel art: partendo da un reticolo disegnato sul quaderno a quadretti (il corrispettivo dello schermo di un computer, di un tablet, di uno smartphone, anch’esso formato da tanti piccoli quadratini – i pixel, per l’appunto – colorati in modo diverso), si chiederà al bambino di comporre un’immagine. Il procedimento è simile a quello del mosaico: non si seguiranno linee curve ma la griglia prestabilita del reticolato. Più i quadratini saranno numerosi, più il disegno finale sarà dettagliato e realistico. Un ulteriore step di quest’attività è quello di tradurre i gesti fatti per comporre l’immagine in una sequenza contenente istruzioni, in modo che, seguendo tali istruzioni, un altro compagno possa riprodurre la stessa immagine senza conoscerla in anticipo.