PARTECIPA AI WORKSHOP FORMATIVI

Fiera Didacta Italia è inserita dal MIUR tra gli eventi previsti dal Piano pluriennale per la formazione in servizio dei docenti (vedi Circolare ministeriale del 05 maggio 2017).

Indire, Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa, partner scientifico della manifestazione, ha organizzato un ricco programma formativo con oltre 80 eventi tra convegni, incontri, best practice delle Regioni, workshop focalizzati sulle nuove tecnologie e sui temi della didattica, dall’infanzia fino ai corsi di specializzazione e di formazione professionale a misura del mercato del lavoro.

Il docente che acquista il biglietto alla fiera potrà prenotare e partecipare ai workshop formativi e chiedere il riconoscimento per la formazione in servizio alla propria scuola.

Acquistando il biglietto per la fiera il docente dovrà prenotare 4 workshop.
Ogni 4 workshop sarà riconosciuta dalla scuola di appartenenza l’Unità Formativa Certificata.

Scopri giorno per giorno il programma formativo di Fiera Fidacta, acquista il biglietto valido 3 giorni e prenota i tuoi workshop al prezzo di 12 euro.

I workshop saranno attivati solo con un minimo di 20 partecipanti.

 

 


Aree di formazione

“Learning is a consequence of thinking” afferma David Perkins che da anni, con Howard Gardner e il gruppo “Project Zero” dell’Università di Harvard, ricerca ed esplora il potenziale umano e in particolare la natura del pensiero, la creatività, l’intelligenza e l’apprendimento. Per apprendere bisogna mettere a frutto il pensiero in tutte le sue declinazioni: critico, creativo, problem-solver, riflessivo e decisionale. Ma come è possibile stimolare e valorizzare il pensiero nei ragazzi, affinché da “consumatori di contenuti” diventino risolutori di problemi e produttori d’informazione e conoscenza? Le Thinking Routines, risultato di un approccio pioneristico sperimentato con il “Project Zero”, aiutano a incoraggiare in classe una cultura dell’esplorazione e della costruzione del pensiero e si presentano come strumenti didattici molto semplici, pratici da usare in classe e trasversali a tutte le discipline, adatti a rendere gli studenti capaci di impiegare le loro conoscenze e competenze in ambiti diversi per affrontare problematiche complesse e trovare soluzioni innovative e creative.

Una didattica trasmissiva e tradizionale aiuta davvero i ragazzi a “imparare ad imparare”? Si riesce veramente a promuovere l’autonomia, l’esplorazione e la cooperazione accentrando nell’insegnante la responsabilità e la guida esclusiva dei processi d’apprendimento in classe? I partecipanti al workshop saranno coinvolti in percorsi operativi e didattici e,  attraverso video e testimonianze di colleghi che sperimentano da tempo l’apprendimento autonomo e il  peer tutoring, entreranno nel vivo di questi temi. Un’attenzione particolare sarà data al tutor, un insegnante che non valuta, ma che gioca un ruolo didattico e relazionale e che affianca lo studente nel suo percorso scolastico. Una figura di riferimento che ascolta, orienta, indirizza e media, svolgendo una funzione di coaching e di mentoring.

Nell’”apprendimento differenziato”, l’ambiente formativo viene progettato per promuovere un processo di apprendimento basato su esperienza, interdisciplinarità e ricerca tramite attività diverse svolte in contemporanea dagli studenti. L’insegnante accoglie differenze, promuove potenzialità, riconosce talenti e personalizza la proposta formativa, rendendo ogni alunno protagonista del proprio curricolo. Si co-progettano modi, spazi e tempi per gestire le attività di apprendimento differenziato organizzando specifici spazi in cui gli studenti, a rotazione, svolgono le attività. L’insegnante organizza con gli alunni le attività della giornata, che poi propone o fa scegliere a ciascun gruppo, concordandone durata e rotazione. L’autonomia nello svolgimento è possibile grazie alla presenza di strumenti di gestione e apprendimento (istruzioni per l’uso e schedari autocorrettivi). Al termine delle attività, ogni studente ha a disposizione una scheda per l’autovalutazione, che gli consente di registrare i progressi e i punti di debolezza del suo percorso.

Il workshop intende approfondire le “Aule laboratorio disciplinari”, un modello didattico che dà vita a una nuova organizzazione del tempo/spazio scolastico e che trasforma la scuola, nella sua interezza, in ambiente di apprendimento. Secondo questo modello, gli studenti si spostano da un’aula all’altra e in ognuna di esse trovano strumenti e materiali didattici specifici per ogni disciplina, come in un vero e proprio laboratorio. Attraverso il confronto con chi ha già adottato questo modello, durante il workshop saranno date risposte alle domande che una scuola deve porsi per andare verso questo nuovo tipo di organizzazione, e saranno individuate soluzioni specifiche legate ai diversi contesti e livelli scolastici.

Che cos’è il debate? Come si applica? Quale è il suo valore aggiunto all’interno del curricolo? Disciplina curricolare nel mondo anglosassone, il debate consiste in un confronto nel quale due squadre (composte ciascuna di due o tre studenti) sostengono e controbattono un’affermazione o un argomento dato dall’insegnante, ponendosi in un campo (pro) o nell’altro (contro). Dal tema scelto prende il via un vero e proprio dibattito, una discussione formale, non libera, dettata da regole e tempi precisi, per preparare la quale sono necessari esercizi di documentazione ed elaborazione critica. Il debate permette agli studenti di imparare a cercare e selezionare le fonti, sviluppare competenze comunicative, autovalutarsi,  migliorare la propria consapevolezza culturale e l’autostima, sviluppare il pensiero critico e le soft skills. Nel corso del workshop si terrà la simulazione di un debate in lingua italiana e di un debate in lingua inglese, animati da studenti delle scuole della rete delle Avanguardie educative, con l’obiettivo di dimostrare, sotto la guida dei docenti, il valore aggiunto di questa metodologia didattica all’interno del curricolo delle scuole di ogni ordine e grado.

La “Didattica per Scenari” è un approccio che si prefigge di introdurre in classe pratiche didattiche innovative potenziate da un uso efficace delle tecnologie. Punto di partenza sono gli “scenari”, ovvero le descrizioni di contesti di insegnamento/apprendimento che incorporano una visione di innovazione pedagogica centrata sullo sviluppo delle competenze per il XXI secolo. Ogni “scenario” incorpora una differente visione e fornisce un set di indicazioni – le “Learning Activities” – attraverso le quali il docente arriva a scrivere e implementare il proprio personale progetto didattico, cioè la “Learning Story”.

Flipped Classroom, ma anche contenuti didattici multimediali e spazi flessibili. Nell’ottica di un’innovazione integrata che coinvolge tutti gli attori del sistema-scuola, durante l’incontro si illustreranno esperienze di trasformazione dell’organizzazione della didattica, del tempo e dello spazio del “fare scuola”, con le voci di coloro che in questo momento stanno sperimentando l’innovazione.

Parlare di Contenuti Didattici Digitali significa affrontare il tema della costruzione della conoscenza e della “riscrittura” dei contenuti di studio. Una riscrittura che chiama in causa docenti e studenti e prevede l’utilizzo di procedure, strumenti e forme linguistiche innovative. Una scrittura sui generis, che non è individuale e non è spontanea; che necessita di una fase progettuale consistente e richiede uno sforzo di negoziazione importante: una scrittura sociale e complessa, che si connota per una nuova ricchezza espressiva e comunicativa. Accostarsi a questa attività, che presuppone un lavoro di condivisione di intenti, di raccolta e analisi di materiali, di progettazione condivisa, di stesura e di revisione incrociata, significa penetrare dietro il sipario dei manuali di studio, per comprenderne le strutture profonde; significa diventare buoni lettori di quei testi, in un gioco speculare dove la lettura non è che l’altra faccia della scrittura. Lavorare sui Contenuti Didattici Digitali significa aiutare gli studenti a prendere possesso di contenuti e strumenti, a superare la semplice logica trasmissiva dello studio per imparare a formulare le domande cui il tradizionale manuale non ha saputo dare risposta. Alla fine del dibattito ci sarà un intervento dei referenti di Europeana, la piattaforma digitale dell’UE per la valorizzazione del patrimonio culturale. “Monna Lisa” di Leonardo, la “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, le opere di Darwin e di Newton e la musica di Mozart sono alcuni dei contenuti di pregio del sito, al quale contribuiscono oltre 3000 istituzioni di tutta Europa.

La Toscana investe, da sempre, sull’educazione dei bambini a partire da un pieno riconoscimento del valore che i servizi da 0 a 3 anni rivestono in termini di educazione, formazione e socializzazione. Questo chiaro e persistente orientamento della politica nei confronti del tema dell’educazione dei bambini, accompagnati da una riflessione pedagogica attenta e aggiornata e da un coinvolgimento attivo e costruttivo delle risorse pubbliche e private presenti sul territorio e nelle comunità a favore di uno sviluppo delle esperienze sono gli elementi che hanno permesso la diffusione del cosiddetto “Approccio Toscano” (o “Tuscany Approach” , come amava chiamarlo uno dei suoi massimi ispiratori, il Prof. Enzo Catarsi) all’educazione della prima infanzia.

Tali elementi, che si sono sostanziati nella costruzione di una governance territoriale e regionale quale architrave del sistema, nella diffusione sul territorio delle risultanze della riflessione pedagogica e nell’integrazione tra il pubblico e il privato, finalizzata allo sviluppo quantitativo del sistema e alla qualificazione della progettazione dei servizi, sono quindi alla base dell’esperienza toscana di educazione e cura della prima infanzia.

Tuttavia l’”Approccio Toscano” non deve essere inteso come un modello che ha avuto una

diffusione in Toscana, quanto piuttosto l’interpretazione degli elementi che, nel quadro di un’esperienza anche molto variegata e diversificata, hanno una rilevanza maggiormente diffusa e trasversale nelle diverse esperienze toscane di servizi educativi per l’infanzia.

Ci sono alcuni elementi che costituiscono una sorta di minimo comune denominatore della gran parte delle esperienze e – come tali – possono essere considerati una sorta di orientamento condiviso che diventa fondativo dell’”Approccio Toscano”: l’attenzione alla buona progettazione dello spazio educativo; la centratura su una progettazione curriculare flessibile e aperta; l’investimento sulla partecipazione delle famiglie e sull’educazione familiare.

Stanti tali basi la continuità educativa da 0 a 6 anni rappresenta, da sempre, per la Toscana una prospettiva da conseguire nella convinzione dell’importanza di garantire ai bambini e alle famiglie un percorso educativo unitario, all’interno di una visione organica del sistema di istruzione e formazione.

Il recente decreto legislativo del 13 aprile 2017 n. 65, pone le basi per istituire un sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a 6 anni, attraverso l’individuazione di una cornice complessiva che definisce funzioni, regole e principi. In quest’ottica la Regione Toscana, a partire da ciò che è stato realizzato in questi anni, ha istituito tavoli di concertazione e di scambio interistituzionale al fine di realizzare il proprio sistema integrato da 0 a 6 anni.

PROGRAMMA

Saluti Istituzionali Cristina Grieco, Assessore Istruzione Formazione e Lavoro – Regione Toscana

Introduce e coordina Jessica Magrini – Regione Toscana

Interventi

L’approccio toscano all’educazione dei bambini

Aldo Fortunati – Direttore dell’Area Educativa (Servizi educativi per l’infanzia), Istituto degli Innocenti di Firenze.

Servizi per la prima infanzia tra educazione e cura

Alessandro Mariani – Professore ordinario di pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Firenze

 

Le esperienze sul territorio toscano

Donatella Giovannini – Responsabile del Settore Nidi e Servizi Integrati per l’infanzia del Comune di Pistoia, per l’attività di organizzazione, gestione e formazione insegnanti.

Lilia Bottigli – Psicopedagogista, responsabile della direzione e del coordinamento pedagogico-gestionale del sistema integrato pubblico/privato dei servizi educativi dell’infanzia 0/6, del Centro Risorse Educative e Didattiche (CRED) e del Centro Infanzia, Adolescenza e Famiglie (CIAF) del Comune di Livorno

Sura Spagnoli – Direttore Area Infanzia di Arca Cooperativa sociale

Chiara Lanni – Responsabile per il coordinamento e la gestione dei nidi d’infanzia appartenenti alla rete “liberidieducare” nell’area Pistoiese e per la formazione del personale in forza nei nidi d’infanzia e negli spazi 0-6 anni della rete

L’istruzione degli adulti è una realtà inserita nel più articolato contesto dell’apprendimento permanente. L’attenzione alla fascia d’età, alle competenze pregresse, alla nazionalità e ai titoli conseguiti dal discente in formazione sono tutti elementi che rendono oggi la riforma italiana dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) uno dei fenomeni di maggior interesse sul quale focalizzare l’attenzione della ricerca. In particolare, il Patto Formativo Individuale permette di isolare i vari aspetti innovativi della nuova realtà italiana, evidenziando le modalità di certificazione delle competenze e la formazione a distanza (FAD). L’incontro intende mostrare il legame tra il modello di istruzione degli adulti applicato in Italia e quello di alcuni Paesi europei, muovendo dalla teoria andragogica di Malcolm Shepherd Knowles, modellizzata poi da Peter Jarvis.

Lo scenario dell’istruzione degli adulti in Italia è stato recentemente riorganizzato. Dal momento che “spazi” e “tempi” del nuovo sistema sono stati radicalmente trasformati, è possibile definire un modello innovativo per l’apprendimento in età adulta? Durante questo workshop, le grandi narrazioni sull’adulto – provenienti dalla letteratura, dall’arte, dal cinema e dalla viva realtà delle scuole – saranno utilizzate come stimoli per attivare la discussione e il confronto sulla opportunità formative fruibili per il lifelong learning. Le prospettive dell’apprendimento trasformativo, così come il modello sulla costruzione delle conoscenze per l’e-learning, verranno presentate attraverso l’offerta proposta dal modello formativo dell’Ateneo telematico “IUL – Italian University Line”.

Nell’ambito delle politiche della Regione Toscana per l’educazione e l’istruzione si è molto investito negli ultimi anni per lo sviluppo e il rafforzamento della governance territoriale, considerata come sistema di relazioni, processi e responsabilità che costituisce la base fondamentale da cui scaturiscono gli interventi della programmazione nei territori.

In questa logica si è fortemente promosso il ruolo delle Conferenze Zonali per l’Educazione e l’Istruzione -raggruppamenti sovracomunali e subprovinciali- che vengono individuate come ambito territoriale ottimale per la programmazione in materia, riprendendo il concetto di sistema regionale integrato per il diritto all’apprendimento costituito “dall’insieme dei soggetti pubblici che programmano e curano la realizzazione delle azioni e degli interventi regionali e locali volti alla promozione delle attività di educazione, istruzione, orientamento e formazione che contribuiscono a rendere effettivo il diritto all’apprendimento per tutto l’arco della vita”.

Facendo leva sui principi di integrazione e sussidiarietà, si è agito per portare a sistema il lavoro dei diversi soggetti istituzionali e non, in modo da far convergere verso obiettivi condivisi le politiche, le competenze, gli interventi e le risorse -finanziarie, umane, strumentali- e puntare ad accrescere l’efficacia degli interventi e la sempre maggior corrispondenza di questi alle criticità che si manifestano.

In questo disegno complessivo di rilancio delle Conferenze zonali per l’educazione e l’istruzione, si iscrivono le numerose azioni che la Regione Toscana ha intrapreso in questi anni in tema di educazione e istruzione, prima fra tutte quella relativa ai Progetti Educativi Zonali -P.E.Z..

I Progetti Educativi Zonali, concepiti come risposta integrata ai bisogni dei territori, permettono la realizzazione da parte dei comuni in co-progettazione con le scuole di attività rivolte ai ragazzi in età scolare (per prevenire e contrastare la dispersione scolastica, promuovendo l’inclusione di disabili e stranieri e contrastando il disagio scolastico, nonché per promuovere esperienze educative/socializzanti durante la sospensione del tempo scuola).
PROGRAMMA

Saluti Istituzionali Cristina Grieco, Assessore Istruzione Formazione e Lavoro – Regione Toscana

Introduce e coordina Sandra Traquandi – Regione Toscana

Interventi

I progetti educativi zonali della Regione Toscana come strumento per il successo scolastico

Luigi Mangeri – Coordinatore del Centro Risorse Educative e Scolastiche della Zona Valdarno Inferiore.

Programmazione territoriale e istituzioni scolastiche: un binomio vincente

Domenico Petruzzo – Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana

 

Le esperienze sul territorio toscano

Riccardo Niccolai – Coordinatore del progetto PEZ Insieme si Può Scienza Ludica – Istituto Fedi Fermi di Pistoia

Marzio Cresci – Referente della struttura di supporto tecnico organizzativo della zona senese e coordinatore del progetto “Le Comunità Educative della Zona Senese” della Conferenza Senese per l´Istruzione e l´Educazione.

 

Elena Falaschi – Coordinatrice “Educazione e Scuola” della Zona Empolese Valdelsa, Centro Studi “Bruno Ciari” di Empoli (FI)

Cecilia Frosoni – Referente Coordinamento pedagogico dei Centri di Alfabetizzazione, Comune di Firenze

Il workshop intende presentare i contenuti di due progetti finanziati dalla Regione Toscana per l’innovazione didattica, entrambi fondati su un approccio metodologico induttivo, basato su una logica laboratoriale, che porta a focalizzare l’attenzione sui processi di apprendimento piuttosto che sui prodotti dell’apprendimento.

La Rete delle Scuole Senza Zaino (http://www.senzazaino.it/) è una rete di livello nazionale che è stata avviata in Toscana nel 2002 e che intende diffondere il Modello Senza Zaino attraverso percorsi di formazione per docenti e formatori, il coordinamento zonale, la modernizzazione delle strutture di supporto, percorsi di accreditamento e certificazione e attività di valutazione. Il modello della rete senza zaino nasce dall’idea di realizzare una scuola diversa da quella tradizionale che è normalmente impostata sull’insegnamento trasmissivo e standardizzato impartito nei tipici ambienti definiti cells & bells (celle e campanelle), unidimensionali. Al contrario, Senza Zaino mira alla costruzione della scuola come comunità, luogo di condivisione, di cooperazione e co-costruzione del sapere attraverso la promozione di ambienti didattici innovativi. La Rete intende promuovere e sostenere l’incremento delle scuole toscane fino a raggiungere la “quota 100 scuole” nel 2020.

L’azione regionale Laboratori del Sapere Scientifico nasce nel 2010 in collaborazione con il mondo dell’Università e della Ricerca e delle associazioni professionali degli insegnanti, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, finalizzato alla costituzione, nelle scuole di ogni ordine e grado della Toscana di gruppi permanenti di ricerca/innovazione, denominati Laboratori del Sapere Scientifico. Finalità dell’azione è la costruzione, il monitoraggio e la valutazione di percorsi didattici innovativi nell’ambito dell’educazione scientifica e matematica finalizzati a garantire il successo formativo degli studenti e al contrasto della dispersione scolastica. I gruppi permanenti LSS costituiti da insegnanti di area scientifica, matematica e tecnologica hanno realizzato attività in servizio di formazione, ricerca, progettazione, realizzazione didattica e documentazione delle esperienze didattiche innovative raccolti nella Piattaforma regionale LSS WEB (www.regione.toscana.it/lss). Dal 2014 le scuole che hanno partecipato all’iniziativa LSS hanno dato vita alla Rete delle Scuole dei Laboratori del Sapere Scientifico, a cui attualmente aderiscono 90 scuole di ogni ordine e grado, quale strumento della sostenibilità e dell’implementazione dell’azione e che ogni anno sviluppa un progetto specifico per l’approfondimento della metodologia LSS per l’insegnamento e l’apprendimento delle discipline STEM.

 

PROGRAMMA

Saluti Istituzionali Cristina Grieco, Assessore Istruzione Formazione e Lavoro – Regione Toscana

Introduce e coordina Lara Porciatti – Regione Toscana

Interventi

A scuola Senza Zaino per una scuola comunità

Marco Orsi – Dirigente Scolastico ideatore del modello “Senza Zaino per una scuola comunità”

I Laboratori del Sapere Scientifico: un modello pedagogico didattico per la scuola dell’inclusione

Carlo Fiorentini – Presidente CIDI Firenze e membro del Comitato Scientifico LSS

 

Le esperienze Senza Zaino e LSS nelle scuole toscane

Silvia Baldaccini – Dirigente scolastico dell’IIS “A.M. Enriques Agnoletti” di Sesto Fiorentino (FI), scuola capofila della Rete delle Scuole dei Laboratori del Sapere Scientifico

Rossana Nencini – Docente IC Barberino di Mugello (FI)

Daniela Pampaloni – Dirigente Scolastico dell’IC ” G. Mariti “di Fauglia (LU), responsabile nazionale della Rete Scuola Senza Zaino

Luisella Nannetti – Docente IC Vannini Lazzeretti, Castel del Piano (GR)

Come si valutano i processi innovativi? Come la valutazione può contribuire alla promozione di processi innovativi della didattica disciplinare e degli ambienti di apprendimento?
Il tema della valutazione sarà approfondito attraverso una duplice ottica: quella collegata ai processi promossa da Indire, le cui ricerche muovono nella direzione di una didattica basata sull’indagine, l’esplorazione e sulla trasformazione degli ambienti di apprendimento come elementi fondanti per favorire lo sviluppo dell’innovazione. Una visione più orientata a mettere in luce gli aspetti legati agli esiti (a cura di Invalsi) che, a partire dalla rilevazione dei test e la formulazione dei relativi items, mostrerà quali sono le opportunità che si presentano per rinnovare la didattica disciplinare.

La costruzione della via italiana al sistema duale ha delineato un nuovo scenario che coinvolge Istituzioni Formative, Imprese, Consulenti, Associazioni Datoriali e Sindacali, Regioni e Province Autonome, nello sforzo congiunto di mettere in relazione il sistema dell’Istruzione e della Formazione con il mondo del Lavoro. Pur prendendo spunto dal più maturo sistema duale tedesco, il Sistema Duale italiano ha proprie caratteristiche e fa riferimento a un tessuto economico e sociale significativamente diverso. Il workshop vuole essere un’occasione di riflessione e critica costruttiva sulle politiche e sugli strumenti sinora adottati nel quadro delle politiche regionali per favorire le transizioni scuola–lavoro, approfondendo il ruolo e le potenzialità ancora inesplorate delle reti scuola-imprese anche nel quadro di Industria 4.0, al fine di rilanciare una discussione a livello nazionale su questi strumenti di policy.

La scuola di oggi si muove in un contesto di autonomia caratterizzato da un notevole impegno organizzativo che vede la dirigenza coinvolta nella gestione di risorse umane in un ambiente poco gerarchizzato, incentrato sul coordinamento orizzontale. Il ruolo del dirigente scolastico è centrale per promuovere l’innovazione e presidiare la collegialità dell’insegnamento all’interno di ambienti di apprendimento sempre più sofisticati socialmente ed economicamente costosi. I dirigenti scolastici sono forse la figura più importante all’interno dei sistemi educativi per promuovere il miglioramento scolastico e l’efficacia delle scuole, tuttavia la crescita di dimensione e di complessità delle scuole rende ormai irrealistico che i dirigenti scolastici possano mantenere un focus sul miglioramento senza un governo della scuola condiviso con figure di “leadership distribuita”. Attraverso quali valori, qualità, pratiche, i dirigenti scolastici possono fare la differenza e contribuire a sviluppare ambienti organizzativi e professionali efficaci per l’insegnamento e l’apprendimento? 

Il workshop permetterà ai docenti di comprendere gli elementi che caratterizzano la costruzione di un curricolo che integra disciplinare e extradisciplinare (“Oltre le discipline” è una delle idee del movimento di innovazione delle Avanguardie educative) e di progettarne la replicabilità nella propria classe. Gli insegnanti acquisiranno gli strumenti per la progettazione di un curricolo verticale che lega teoria, pratica e tecnica. Il workshop si concretizzerà nella realizzazione di itinerari progettuali volti a costruire spazi di esperienza ad alto potenziale motivazionale e “atelier di mestiere”, favorendo il superamento di un modello trasmissivo di scuola centrato solo sulla conoscenza teorica.

Lo Spaced Learning è una metodologia didattica basata su una particolare articolazione del tempo della lezione: a tre momenti di didattica si intervallano due di pausa. Il quadro teorico di riferimento è la ricerca delle neuroscienze, pubblicata nel 2005 da R. Douglas Fields su “Scientific American”, sul meccanismo di creazione della memoria a lungo termine. Il workshop prevede la progettazione di una lezione in modalità Spaced Learning, successiva a un’introduzione sui fondamenti teorici di questa metodologia. Si formeranno poi due sezioni di lavoro: una specifica per i maestri della scuola primaria e un’altra specifica per i docenti della secondaria.

L’incontro ha lo scopo di presentare l’approccio TEAL (Technology Enhanced Active Learning), una metodologia didattica progettata nel 2003 dal MIT di Boston e inizialmente pensata per l’insegnamento della Fisica agli studenti universitari che vede unite lezione frontale, simulazioni e attività laboratoriali su computer, per un’esperienza di apprendimento ricca e collaborativa. La classe TEAL, in cui spazi e tecnologie sono strettamente interconnessi, prevede una serie di strumenti tecnologici da utilizzare in spazi con specifiche caratteristiche, con arredi modulari facilmente riconfigurabili a seconda delle necessità. Attorno alla postazione centrale del docente sono disposti alcuni tavoli rotondi che ospitano gruppi di studenti in numero dispari e l’aula è dotata di alcuni punti di proiezione sulle pareti. Per favorire l’istruzione tra pari, i gruppi sono costituiti da componenti con diversi livelli di competenze e di conoscenze. Il docente introduce l’argomento con domande, esercizi e rappresentazioni grafiche. Poi ogni gruppo lavora in maniera collaborativa con l’ausilio di un device col quale effettuare esperimenti o verifiche.

L’apprendimento permanente e lo sviluppo delle competenze sono elementi chiave della strategia europea “Education and Training 2020” per una crescita sostenibile e inclusiva, ma i dati parlano di carenze significative, con quasi il 50% della popolazione adulta priva dei requisiti per partecipare alla vita sociale. “L’Agenda europea per l’educazione degli adulti” prevede per migliorare la qualità dell’offerta formativa l’interazione attiva tra professionisti del settore formale, non formale e informale. In questo senso, la community EPALE (Electronic Platform for Adult Learning in Europe) rappresenta il principale strumento per per individuare, trasferire e attuare pratiche efficaci.

Attraverso l’apprendimento tra pari in un luogo virtuale condiviso, la community vuole contribuire a migliorare i risultati per gli adulti, agevolando il dibattito, la discussione, lo scambio di buone prassi e il dialogo tra i settori del variegato mondo dell’educazione degli adulti, favorendo la creazione di sinergie e potenziandoo l’utilizzo delle Open Educational Resources, facilitando la formazione all’estero dello staff e i partenariati, stimolando l’innovazione, la conoscenza delle priorità politiche del settore, le strategie di finanziamento e molto altro ancora.

Il workshop offrirà una formazione approfondita sulla piattaforma e sulle risorse in essa presenti per l’aggiornamento metodologico, come i focus mensili, dedicati a temi quali ad esempio l’alfabetizzazione, l’apprendimento intergenerazionale, l’alfabetizzazione sanitaria e il VET. Sarà l’occasione per sperimentare dal vivo gli strumenti di EPALE, per entrare a far parte attiva della community, dare visibilità ai propri progetti e alle proprie iniziative. Infine, attraverso la presentazione di pratiche di collaborazione finanziate nell’ambito di Erasmus+, sarà possibile sapere come utilizzare e combinare al meglio le opportunità europee per agire concretamente sul singolo contesto, modellandosi sui bisogni educativi specifici e sostenendo l’innovazione.

Intervengono:

Vittoria Gallina, Università La Sapienza e Roma 3, su L’educazione degli adulti da una prospettiva europea

Annabella Di Finizio, CPIA Napoli città 2, Progetto Erasmus+ KA1, Imparare condividendo: job shadowing e formazione tecnologica e creativa per classi adulte multietniche.

Il workshop si sviluppa alternando interventi di docenti e dirigenti di scuole che hanno apportato modifiche significative al calendario o all’orario scolastico. Verranno proposti, in sessioni dinamiche e interattive, i tratti salienti e gli elementi chiave dell’Idea “Uso flessibile del tempo scuola (compattazione del calendario scolastico)” facente parte della galleria delle “Idee di Avanguardie educative”. Le proposte presentate sono indirizzate a dirigenti e docenti che hanno maturato la necessità di disporre di tempi più flessibili per la realizzazione di attività basate sulla promozione di competenze, per l’introduzione di metodologie didattiche attive e per la valorizzazione dei diversi stili di apprendimento degli studenti.

Quale è il valore aggiunto del Content and Language Integrated Learning (CLIL) e del Technology Enhanced Language Learning (TELL)? Il workshop si colloca all’interno del recente quadro pedagogico e normativo in riferimento al valore aggiunto che le tecnologie e gli ambienti di apprendimento innovativi possono apportare ai processi di insegnamento e apprendimento delle lingue straniere. Durante questo incontro verranno mostrati esempi di progetti realizzati dalle scuole in questo ambito, mettendo in luce i processi, i prodotti e i risultati in termini di learning outcomes degli studenti e saranno forniti suggerimenti, risorse e materiali di immediata spendibilità in classe.

Compìta è un progetto pilota finalizzato a promuovere l’innovazione didattica dell’italiano nel secondo biennio e nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, sostenuto da un protocollo del MIUR, Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici, con l’Università di Bari capofila, che ha coinvolto in una sperimentazione triennale altre dieci università e quarantacinque scuole di secondo grado (licei, istituti tecnici e istituti professionali), selezionate su tutto il territorio nazionale. Compìta ha proposto un modello d’insegnamento della lingua e soprattutto della letteratura italiana che vede nella didattica per competenze una necessità ineludibile anche nel campo delle discipline umanistiche e che mira pertanto a sviluppare competenze in italiano – da qui il titolo del progetto: Comp-Ita, ovvero le Competenze dell’italiano. Per favorire la riappropriazione del testo da parte degli studenti, attraverso un percorso di comprensione, analisi, interpretazione dell’opera letteraria, la cooperazione tra docente e studente, richiesta da una didattica laboratoriale e dalla ricerca-azione, diviene fattore strategico nel processo di insegnamento-apprendimento linguistico-letterario e obiettivo prioritario di un’adeguata formazione dei docenti di lettere. Il workshop presenta alcuni risultati del progetto: documenti e contributi teorici, materiali didattici, attività di formazione per i docenti, prodotti realizzati dalle scuole nel corso degli anni in diversi seminari nazioni e interregionali, il sito internet del progetto. Parteciperanno alcuni componenti del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto, alcuni dei docenti e degli studenti protagonisti delle attività svolte.

Durante il laboratorio di coralità e improvvisazione si insisterà sul significato di “qualità vocale”, sulla partecipazione del corpo e sull’uso dello spazio per abituare a una relazione dinamica e vitale con se stessi e con il gruppo. Il lavoro sarà incentrato sull’improvvisazione corale e sullo sviluppo dell’ascolto, con l’obiettivo di evocare situazioni emotive o di creare ritmi e armonizzazioni sopra cui si inseriranno canzoni o frasi melodiche, dando spazio alla capacità del gruppo, di volta in volta, di “passarsi la parola”. Il senso del lavoro è legato alla possibilità che ogni persona diventi “autore” in piena autonomia, come in uno stormo di volatili in cui ogni singolo uccello segue alcune semplici regole, come regolare la propria velocità su quella degli altri o mantenersi a distanza di sicurezza dai compagni di percorso, per creare insieme una forma che potenzi il proprio volo, con un fenomeno di auto-organizzazione interna e dinamica. Anche lo spazio sarà utilizzato in relazione a ciò che accadrà e alle necessità concrete che emergeranno.

Il digitale sta entrando con forza nell’insegnamento della musica a scuola, con la vasta diffusione di dispositivi mobili (smartphone e tablet) in grado di offrire una  varietà di applicazioni per l’educazione musicale. Il workshop è rivolto ai docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado e intende presentare gli strumenti di base per una didattica musicale da svolgersi mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie. L’incontro ha come principale riferimento la pratica e la composizione musicale e l’acquisizione di competenze in modo informale attraverso l’utilizzo di applicazioni “cloud-based”. I partecipanti verranno direttamente coinvolti nelle attività laboratoriali.

Durante il workshop, indirizzato a docenti e dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, si descriveranno gli strumenti offerti da eTwinning, le modalità di interazione con i colleghi europei e il TwinSpace, lo spazio di collaborazione a distanza. Ma si parlerà anche delle molte opportunità di formazione online e in presenza che il progetto europeo offre e dei gruppi di discussione messi a disposizione dei docenti iscritti alla piattaforma digitale. Dopo l’introduzione alla community, alcuni docenti e dirigenti scolastici racconteranno la loro esperienza con i gemellaggi europei, evidenziando l’impatto di eTwinning sull’innovazione della didattica. Saranno molti, dunque, i temi affrontati: dal project based learning alla didattica per competenze, dall’apprendimento incentrato sull’alunno alla cittadinanza attiva, dall’integrazione delle tecnologie nella didattica al peer learning, fino all’inclusione, alla formazione continua dei docenti e al concetto di internazionalizzazione della scuola. Condurrà l’incontro lo staff dell’Unità nazionale eTwinning Italia, in collaborazione con gli Ambasciatori eTwinning.

La rete e il digitale hanno profondamente cambiato l’approccio del lettore col testo. Oggi si parla infatti anche di social reading, intendendo un tipo di lettura che offre possibilità più varie di quella su carta perché si basa su servizi online, siti o applicazioni che permettono di discutere insieme il libro mentre lo si legge. Ma è proprio vero che la lettura si è trasformata in un’attività sociale e condivisa grazie alle piattaforme social oppure rimane sostanzialmente un atto individuale? E come si può favorire la lettura tra i giovani? Nel workshop saranno esaminate l’azione #24 del Piano Nazionale Scuola Digitale e alcune esperienze di reti bibliotecarie scolastiche di qualità, con particolare attenzione all’organizzazione degli spazi e all’utilizzazione delle risorse digitali.

L’innovazione nella scuola del futuro non può attuarsi se non cambiando la didattica e le metodologie per rendere lo studente sempre più protagonista del suo processo di apprendimento. Su questi temi, su come progettare, come “guardare la scuola anche con gli occhi degli studenti”, come supportare i docenti in questo cambiamento e per una scuola veramente innovativa, ImparaDigitale propone un momento di riflessione e di analisi, facendo proposte concrete presentando il Curriculum Mapping, una piattaforma ideata per la progettazione per competenze, creata da docenti per i docenti.

In accordo con quanto evidenziato nel rapporto EURIDYCE 2011 “Science Education in Europe”, il declino di interesse dei giovani nelle scienze, in particolare nella Fisica, è in parte dovuto alla rappresentazione delle discipline come una serie di fatti decontestualizzati lontani dall’esperienza di vita quotidiana. Il progetto nazionale LSOSAlab vede tra le principali motivazioni quella di dare ai docenti di materie scientifiche il supporto necessario per allestire e gestire attività pratiche e sperimentali, essenziali per stimolare l’attitudine al ragionamento scientifico e alla ricerca, anche prendendo spunto dall’esperienza quotidiana (laboratorio povero). Ha il fine di promuovere il cambiamento da una metodologia didattica prevalentemente deduttiva, adottata nella scuola, in una metodologia P&PBL (Project & Problem-based Learning), metodologia che può comunque convivere con la metodologia tradizionale e alternarsi nelle attività di classe. In questo Workshop viene presentata la piattaforma http://ls-osa.uniroma3.it per le discipline di Fisica, strutturata in un database di attività pratiche, proposte dai docenti dei Licei coinvolti, che vengono sottoposte a validazione da parte dell’Università e dagli stessi docenti (peer review) in modo da rendere la proposta (articolo) facilmente ed efficacemente fruibile da tutta la comunità. I tipi di attività che vengono proposte sono l’osservazione e l’interpretazione fenomenologica, la realizzazione di esperimenti, la realizzazione e l’uso di applet per il laboratorio virtuale, la progettazione e realizzazione di percorsi anche interdisciplinari.

In generale l’apprendimento risulta più efficace se è ottenuto attraverso il “fare “(learning by doing); se la conoscenza viene veicolata attraverso la soluzione di problemi reali rimane nel bagaglio dello studente per un tempo maggiore e può essere utilizzata in altri contesti. Il PP&S (Problem Posing & Solving) è un metodo di insegnamento dinamico che pone lo studente di fronte a sfide e a problemi reali, il metodo viene messo in relazione con lo sviluppo di competenze. Nell’ambito matematico – scientifico la Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica ha promosso interventi nazionali volti ad aggiornare le competenze dei docenti e contemporaneamente a promuovere l’applicazione in aula dei risultati della formazione. Il progetto PP&S persegue il fine primario di attivare un processo di innovazione didattica basato sulla crescita di una cultura Problem Posing & Solving che investa trasversalmente la struttura disciplinare della matematica con un uso più maturo e consapevole delle tecnologie informatiche. La caratteristica fondamentale del progetto, diretto a tutti gli indirizzi di studio della secondaria di II grado, è lo svolgimento delle attività di formazione per docenti nell’ambito matematico-informatico in un “ambiente di apprendimento” costituito dall’integrazione di un ACE (Ambiente di calcolo Evoluto) con una piattaforma di erogazione/gestione/condivisione didattica. Vengono, quindi, presentati in questo Workshop alcuni risultati che dimostrano l’efficacia del metodo PP&S nell’ambito dell’insegnamento e dell’apprendimento della matematica e dell’alternanza tra lezioni frontali e utilizzo di piattaforme e-learning, in modo da creare un apprendimento che travalichi lo spazio fisico dell’aula e il l’orario della lezione, creando tre comunità di apprendimento, i docenti, gli studenti e i binomi docente-studenti della classe che interagiscono condividendo contenuti e problemi. (www.progettopps.it)

Un insegnamento delle scienze context based (denominato anche approccio STS, ovvero Science-Technology-Society) crea una linea di connessione tra lo studio e la vita quotidiana e sviluppa negli studenti la responsabilità sociale e il pensiero critico per quanto riguarda gli aspetti ambientali ed etici. L’obiettivo dell’educazione scientifica è quello di rendere gli studenti futuri cittadini responsabili in grado di capire le interazioni tra la scienza e la tecnologia nella società attuale. In questo workshop verranno presentate, nell’ambito del progetto nazionale LSOSAlab, alcune best practice attuate nelle scuole coinvolte nel progetto. Verranno poi presentati esempi di “laboratorio povero”, inteso come attività laboratoriale che si può fare in aula con strumenti e materiali facilmente reperibili nella quotidianità. Nell’ambito della didattica informale ed extracurriculare, verrà introdotta l’iniziativa “Science in a box”: una serie di kit didattici realizzati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla scienza. In particolare verrà illustrata l’attività laboratoriale “Plant Science box”: Cosa nascondono le piante al loro interno? Quali sono i principali nemici delle colture? Cosa sono i virus? Cosa accade quando attaccano le piante? Una raccolta di esperimenti, differenziati per ogni età – dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado – accompagnati da attività sperimentali su temi di biologia e scienze naturali per accendere nei ragazzi la curiosità verso il mondo che ci circonda.

A differenza di altre discipline, come ad esempio le scienze, le lingue e la matematica, la didattica laboratoriale rimane per l’italiano un concetto che fatica ad attecchire e che si accompagna di solito ad attività progettuali extra-curriculari o interdisciplinari. Ad esempio, per l’insegnamento della grammatica la maggior parte degli insegnanti e dei libri di testo si rifà al modello tradizionale legato a una didattica frontale e trasmissiva e a un apprendimento di tipo mnemonico. In questo laboratorio immersivo saranno presentati gli esiti e le testimonianze di un progetto di ricerca in cui un gruppo di docenti, dalla prima primaria al secondo anno del biennio, hanno provato a introdurre nella loro pratica didattica un diverso modello teorico grammaticale, quello della grammatica valenziale e ad indagarne la possibile trasposizione in un protocollo di lavoro in classe di tipo attivo, ovvero in un modello di laboratorio di riflessione sulla lingua. Vedremo come una lezione di grammatica possa mutuare dalla didattica delle scienze la metodologia investigativa, ovvero come la lingua possa diventare oggetto di scoperta e di indagine da parte degli alunni, guidati a “rintracciare” quella struttura grammaticale che è già in loro possesso in quanto parlanti e che ha solo bisogno di essere esplicitata e sistematizzata.

La didattica per competenze apre nella scuola italiana una nuova ed ancora poco esplorata frontiera del curricolo: amplia gli spazi della progettazione e contribuisce al rinnovamento metodologico; modifica l’approccio degli insegnanti alle loro discipline, ridefinendone i contorni e le prospettive; consente di integrare il processo della valutazione formativa con altre modalità di monitoraggio e di verifica dei risultati di apprendimento; si collega direttamente all’alternanza scuola-lavoro, consentendo di declinare i saperi nei contesti situati e simulati che riproducono compiti e scenari autentici.
Il costrutto di competenza è diventato – a tutti i livelli, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado – un criterio regolativo del sistema di istruzione. Alla scuola delle conoscenze e delle abilità, così come l’abbiamo conosciuta da sempre, si è aggiunto un nuovo paradigma pedagogico, quello della competenza, che necessita di una formazione adeguata e presuppone nel lavoro docente un cambiamento sostanziale di metodi e strumenti.
Una didattica per competenze richiede agli insegnanti di saper guardare oltre le loro discipline; di realizzare un processo formativo trasversale ai saperi e in grado di interagire con i contesti di apprendimento situato, nella direzione di un modello di “scuola laboratorio” aperto all’innovazione e alla sperimentazione. Ma richiede anche una riflessione culturale più ampia come premessa indispensabile per intraprendere in maniera consapevole un agire professionale che sia al tempo stesso di ricerca e di azione; di conoscenza metodologica e di pratica operativa.

I relatori, dopo aver illustrato i tratti distintivi e le peculiarità dell’alto potenziale cognitivo e della plusdotazione, si concentreranno sul percorso per sviluppare il talento dei bambini plusdotati e concluderanno analizzando la didattica adatta a loro, in un’ottica di inclusività nella classe di riferimento. Si parlerà quindi di metodi di inclusività, del rapporto fra scuola, famiglia e bambini ad alto potenziale cognitivo, e saranno presentate due esperienze reali, una di scuola primaria e una della secondaria di primo grado.

Modera: Claudia Arletti, giornalista, Il Venerdì di “Repubblica”

Saluti:
Carmela Palumbo, Direttore Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione – Miur
Valeria Fazi, Presidente Aget – Associazione Genitori Education to Talent – Dottore Commercialista e Revisore Legale

Tratti distintivi e peculiarità dell’alto potenziale cognitivo e della plusdotazione
David Polezzi, Ph.D., Psicologo, Psicoterapeuta, Mentecomportamento

Un’esperienza di scuola primaria
Daniela Ribon, Vicaria e Insegnante di Scuola Primaria, Istituto Comprensivo Ippolito Nievo di San Donà di Piave (VE)

Un’esperienza di scuola secondaria di primo grado
Maria Luisa Cantarelli, Docente di Lettere, Istituto Comprensivo Ippolito Nievo di San Donà di Piave (VE)

Metodi di inclusività
Antonio Silvagni, Docente curricolare di Italiano e Latino, Istituto di Istruzione Superiore “Leonardo Da Vinci”, scuola secondaria di secondo grado, Arzignano (VI)

I bambini ad alto potenziale cognitivo: la famiglia e la scuola
Valeria Fazi, Presidente Aget (Associazione Genitori Education to Talent), Dottore Commercialista e Revisore Legale.

 

Il massiccio uso delle tecnologie digitali e multimediali e il rinnovamento degli ambienti e degli scenari di apprendimento della scuola del XXI secolo costringono a ripensare le metodologie di insegnamento orientate allo sviluppo delle competenze linguistiche, adottando approcci poliedrici e integrati, che non possono ignorare le esigenze e gli stili cognitivi degli studenti di oggi. Le competenze linguistiche si collocano dunque all’interno di un mosaico più ampio, che la ricerca scientifica definisce pluriliteracies, essenziali per un apprendimento efficace e permanente. Per accogliere e superare le sfide dell’Europa del XXI secolo, il docente di lingue straniere è chiamato a creare, anche con l’uso delle ICT, uno scenario innovativo, un ambiente di apprendimento diverso, autentico ed efficace. Durante il workshop verranno offerti suggerimenti ed esempi di materiali attinti dai repository Indire, finalizzati alla progettazione, implementazione, valutazione di un curricolo plurilingue per la scuola del XXI secolo.

1. Improvvisazioni non procedurali e/o non idiomatiche nell’educazione musicale per i ragazzi. Il workshop affronterà il tema della improvvisazione nell’educazione musicale per i ragazzi. Sarà condotto in chiave interattiva con la partecipazione diretta del pubblico al quale saranno proposte attività di produzione musicale con il corpo e con la voce.

2. Metodologie dell’improvvisazione musicale fra linearità e non linearità. Il workshop affronta il rapporto fra non linearità e improvvisazione musicale grazie all’analisi e allo studio della partitura di un brano musicale che contiene segni musicali in notazione standard e grafica. Se l’uso della notazione musicale tradizionale veicola contenuti musicali fondamentalmente lineari, il segno grafico consente di aprire il campo all’improvvisazione e all’esecuzione di contenuti musicali non lineari.

Che cosa cambia nella scuola con l’Alternanza Scuola-Lavoro? In che modo le imprese possono concorrere alla trasformazione del sistema educativo? Come si coniuga il cambiamento in atto nella smart factory con la ricerca dell’innovazione didattica? Quali sono i modelli di apprendimento Work-Based che possono essere trasferiti nella scuola apportando contaminazioni, ma anche creatività e senso dell’organizzazione? L’alternanza formativa è certamente un’opportunità di crescita e di trasformazione del sistema scolastico, un affascinante percorso di andata e ritorno che dalla scuola conduce nei contesti di lavoro; un “circolo virtuoso” di idee e progetti in grado di generare il cambiamento della didattica. Ma è anche una sfida in cui insegnanti e dirigenti sono chiamati a confrontarsi con la realtà delle imprese, dei servizi e del terzo settore; con le loro complesse dinamiche; con la cultura del lavoro e con le diverse forme di innovazione efficace che oggi provengono dai contesti produttivi più avanzati.

 

Il workshop presenterà tre progetti nazionali promossi e coordinati dal Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica in favore della promozione dell’educazione e della pratica musicale a scuola:

  • “Musica è scuola”
  • “Musica a scuola” (un’iniziativa che nasce dalla collaborazione fra il Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica e l’Indire, per la creazione di una una piattaforma web rivolta ad alunni, docenti e famiglie, con l’obiettivo di informare e condividere prassi didattiche in ambito musicale e supportare l’attività formativa degli insegnanti);
  • “Nessun parli”.

La metodologia dell’analisi visuale, nata in ambito sociologico, può costituire un approccio innovativo anche nei contesti educativi. Le immagini, strumento polisemico, possono offrire una nuova lettura della realtà e contribuire alle tematiche salienti sulle quali fare formazione più specifica e utile al personale della scuola. Il dibattito verterà sui metodi di narrazioni visuali e scritti, con particolare attenzione alla loro applicazione in contesti educativi. La metodologia dell’analisi visuale può essere considerata una metodologia pedagogica? E può essere integrata con altre metodologie? Quali sono le sue caratteristiche? È utile per il docente pensare anche “con gli occhi”? Qual è oggi la valenza delle narrazioni scritte? Infine, se “l’insegnante è testimone del mondo”, la scuola deve ripartire dalle immagini o dalle parole? Tutto ciò sarà oggetto del dibattito.

Si tratta di progetti di promozione dell’esperienza musicale precoce nei servizi educativi, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria che nascono dall’idea di offrire ai bambini, fin dalla più tenera età, la possibilità di avvicinarsi alla musica in modo naturale portando all’attenzione delle famiglie, delle istituzioni e delle scuole la grande importanza dell’arte e della esperienza musicale. Vi collaborano tanti musicisti e i più importanti esperti formatori a livello nazionale che hanno organizzato attività musicali pensate appositamente per i più piccoli, laboratori e occasioni di formazione rivolte a educatori, operatori e famiglie ed organizzate in modo integrato fra :

  • Laboratori per bambini presso nidi, scuole d’infanzia e scuole primarie;
  • Attività di formazione specifica per educatori insegnanti  e genitori;
  • Concerti e spettacoli in cui artisti e promotori lavorano a titolo gratuito ed i cui proventi sono utilizzati per finanziare progetti musicali gratuiti per la prima infanzia.

Le metodologie adottate sono diverse (a cura degli esperti e formatori che vengono invitati a far parte del progetto), ma l’esperienza sul campo di molti insegnanti fa si che vengano create nuove metodologie, frutto di un lungo percorso di conoscenza e applicazione. A tutt’oggi Nidi di Note ha attivato 36 percorsi gratuiti nei nidi e nelle scuole dell’infanzia del Comune di Bologna e 20 percorsi nelle scuole elementari. Sono stati attivate inoltre 7 Master Class frequentate da educatori, insegnanti e genitori.

Le associazioni e gli artisti che hanno collaborato, sostenuto e prestato la loro opera per Nidi di note e Note elementari sono: Sonia Peana, Paolo Fresu , Vasco Rossi, Quartiere Savena, ARCI Benassi,  Chialab, Squeezezoom bottega, Milena Vukotic, Ada Grifoni, Anton Berovski, Piero Salvatori, Nico Ciricugno, Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta, Paola Turci, Elena Annovi, Stefano Bagnoli, Roberto Cipelli, Stefano Nosei, Chiara Sintoni, Paolo Somigli, Bruno Tognolini, Alessandro Sanna, Alessandro Delpiano, Beppe Chia, Licia Navarrini, Roberto Cabras, Andrea Melega, Luigi Mosso, Daniele Franchi, Pino Ninfa, Luca Devito, Gaetano Curreri, Fabrizio Foschini, Daniele Di Bonaventura, Silvia Testoni, Vito Baroncini, Gianni Grassilli, Fabrizio Dall’Oca, Giorgio Minardi, Cristian Buccioli, Marco Ghilarducci, André Casaca, Gabriella Sartini, Libero Farné, Bruno Nataloni, Ornella Vanoni, Federico Poggipollini.

 

Contenuti del workshop:

  • Presentazione del progetto dalla nascita in tutte le sue fasi
  • Presentazione di “Note elementari” e suoi sviluppi
  • Spunti pedagogici e metodologie utilizzate
  • Proiezione di video sulle attività
  • Attività e dimostrazione pratica di una unità di apprendimento laboratoriale di ascolto e di produzione sonora con l’ausilio di strumenti musicali.

Come cambia l’insegnamento della Filosofia nella società della conoscenza? In che modo l’apprendimento della Filosofia promuove una scuola aperta, inclusiva, innovativa in un mondo globale? A partire dai temi di rinnovamento didattico proposti nel Documento elaborato dal Gruppo tecnico-scientifico del MIUR per promuovere “la filosofia per tutti” e migliorarne la qualità, nel corso del workshop si dialogherà con i docenti su metodologie e pratiche didattiche come critical thinking e debate, didattica per competenze e interdisciplinarità, scrittura argomentativa e CLIL, digital humanities e risorse di apprendimento. In particolare saranno presentati e discussi: il monitoraggio sull’insegnamento/apprendimento della Filosofia, il Sillabo per competenze, esperienze didattiche realizzate nelle scuole su Filosofia e CLIL, Filosofia e Alternanza Scuola Lavoro, Filosofia e Debate. L’obiettivo principale del workshop è di avviare su tali proposte e in una dimensione internazionale progetti, percorsi e azioni in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile presenti nell’Agenda 2030 dell’ONU e con la nuova visione di educazione delineata dal World Education Forum dell’UNESCO nella “Incheon Declaration Education 2030:Towards inclusive and equitable quality education and lifelong learning for all”.

Il workshop presenterà il modello e le azioni di un’esperienza di ricerca-azione biennale portata avanti con studenti e docenti, fornendone i primi risultati. Il percorso è stato orientato a promuovere le competenze strategiche nell’apprendere – ponendo particolare attenzione ai processi cognitivi, metacognitivi, motivazionali e affettivi, anche attraverso l’accompagnamento personalizzato degli allievi – e a incentivare una prassi didattica capace di valutare e sviluppare le competenze strategiche trasversali in classe (nel biennio) e nell’alternanza scuola-lavoro (nel triennio).

Come cambia la valutazione delle competenze linguistiche in una scuola che sta cambiando e che vede una profonda trasformazione dei modelli e degli ambienti didattici tradizionali, l’utilizzo dei linguaggi digitali e l’apertura alle esperienze di mobilità all’estero? Il workshop avrà come focus principali il potenziale delle ICT nell’ambito delle lingue straniere e le modalità di self-assessment, la valutazione delle competenze linguistiche basata sui “compiti di realtà”, il QCER – Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue e la prova standardizzata INVALSI per la lingua inglese. Nel corso dell’incontro verranno presentate alcune esperienze nell’ambito di queste tematiche.

L’obiettivo principale del workshop è quello di porre attenzione al tema dell’insegnamento delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Si proporranno riflessioni e sperimentazioni sull’insegnamento/apprendimento delle materie scientifiche con l’uso delle nuove tecnologie e si approfondirà il rapporto tra diffusione della cultura tecnico-scientifica e crescita delle opportunità di occupazione per i giovani, con particolare attenzione al divario di genere e al ruolo della donna. Si affronteranno tre tematiche che rappresenteranno il terreno su cui si svilupperà il seminario: il modello culturale dei “contenuti” per un docente ricercatore; il ruolo delle tecnologie nella didattica delle STEM; la comunicazione scientifica e il public engagement.

SCIENTIX è il progetto europeo che fornisce ai docenti occasioni formative di alta qualità per motivare gli studenti agli studi scientifici e contribuisce allo sviluppo di iniziative nazionali per una più diffusa adozione di approcci efficaci e coinvolgenti all’educazione scientifica. SCIENTIX ha creato a questo scopo un ricchissimo portale e una comunità aperta e internazionale di docenti, ricercatori in ambito pedagogico, decisori politici e altri professionisti dell’educazione STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Un gruppo di entusiasti docenti Ambasciatori, durante questo workshop, farà conoscere le opportunità offerte da SCIENTIX e alcune esperienze concrete, ispirate da questo progetto, realizzate con i propri studenti.

Il laboratorio intende affrontare la tematica della pratica orchestrale con i giovani, intesa come strumento privilegiato di crescita e formazione musicale. Durante il workshop verranno affrontate molte tematiche: dall’orchestra scolastica come strumento didattico, agli elementi oggettivi e soggettivi della tecnica gestuale; dalla lettura e analisi della partitura alla conoscenza analitica degli strumenti dell’orchestra fino alle diverse forme della composizione didattica: l’orchestrazione e l’elaborazione.

Il Sistema Nazionale di Valutazione è finalizzato al miglioramento degli esiti formativi delle scuole. La valutazione assume quindi un ruolo fondamentale per conoscere e trasformare i processi di insegnamento/apprendimento e per promuovere l’innovazione. È essenziale conoscere e interpretare i dati emersi dal monitoraggio sui Piani di Miglioramento elaborati dalle scuole. Questo workshop parte proprio dalla presentazione di ciò che le scuole hanno fatto, non limitandosi ai soli dati quantitativi, ma applicando tecniche di analisi semantica sui contenuti dei piani. Il monitoraggio rileva l’impegno con cui le scuole si sono misurate con le nuove metodologie che stanno alla base della pianificazione del miglioramento, ma anche la tendenza ad attestarsi su traguardi “prudenti”, misurabili e raggiungibili nel breve periodo. Da molte parti si sostiene che per migliorare il sistema scolastico non bastino misure limitate e circoscritte, ma che occorra invece un’innovazione radicale dell’ambiente di apprendimento, più ambiziosa e legata a una visione globale del futuro dell’educazione. È auspicabile che le energie orientate al cambiamento siano impegnate a raggiungere obiettivi di miglioramento circoscritti e documentabili, o è bene invece che si valorizzi maggiormente l’operato di chi sperimenta soluzioni innovative radicali, capaci di scardinare la routine scolastica tradizionale? I fautori delle due visioni del cambiamento della scuola si misureranno in un confronto che tiene conto sia delle dinamiche in atto nel nostro Paese in seguito all’avvio del SNV, sia delle iniziative in atto in ambito internazionale.

L’incontro intende affrontare il tema dell’interazione tra il sistema delle imprese piemontesi e le scuole secondarie superiori. I punti chiave sono i seguenti: costruire un’offerta formativa pubblica dedicata ai percorsi in apprendistato per tutti gli indirizzi previsti dall’istruzione superiore, il più possibile vicina alle esigenze di tutte le filiere produttive presenti sul territorio; organizzare una didattica flessibile mediante la progettazione di classi ad hoc per apprendisti o mediante percorsi singoli in classi ordinarie; realizzare un piano di sensibilizzazione e orientamento rivolto a studenti, famiglie, docenti, dirigenti scolastici e imprenditori per la promozione della cultura del lavoro come contesto di apprendimento.

L’Unità italiana di Eurydice presenterà alcuni dati comparativi su scala europea relativi alla figura professionale del docente. Verranno presentati e discussi dati quantitativi relativi al contesto demografico della popolazione docente in Europa per poi passare ad analizzare, attraverso dati qualitativi di fonte Eurydice, le politiche degli Stati membri sulla formazione iniziale e sul reclutamento, sulle condizioni di servizio, sugli stipendi e sullo sviluppo professionale continuo. Saranno poi forniti dati relativi alla percezione che la società e gli insegnanti stessi hanno della loro professione e si parlerà delle politiche nazionali per migliorarne l’attrattiva.

La Legge 107/2015 ha sollecitato in Italia una maggiore sinergia tra il mondo della scuola e quello del lavoro, introducendo l’obbligatorietà dei percorsi di alternanza per tutte le scuole secondarie di secondo grado. Il ciclo di vita dell’Alternanza è oggi costituto da un insieme di azioni e processi che necessitano di una riflessione culturale che sappia coinvolgere la scuola, anche allo scopo di intercettare l’innovazione e rinnovare l’architettura di saperi e competenze. Che ruolo giocano, nella cornice di questo cambiamento, gli attori del mondo del lavoro? In discussione è il modello educativo della lezione frontale, culturalmente radicato ma che necessita di importanti adeguamenti e trasformazioni. Nuove opportunità didattiche, metodologiche e organizzative sono oggi rese disponibili dalle esperienze legate al sistema produttivo e dei servizi. Le dimensioni dell’alternanza che verranno raccontate in questo workshop propongono soluzioni innovative per l’articolazione di contenuti e l’utilizzo di metodologie: dalla Financial Literacy alla monetica e al Design Thinking che, per la scuola, rappresentano esempi cui attingere per la trasformazione del curricolo.

 

È possibile conciliare l’obbligo normativo di inserire l’alternanza scuola-lavoro nei curriculi di tutti gli indirizzi di scuola secondaria di secondo grado con l’esigenza di far acquisire agli studenti la competenze chiave per l’apprendimento permanente “spirito di iniziativa e imprenditorialità”? Quale strategie possono mettere in atto le scuole per rispondere efficacemente a questa sfida? Quale vantaggio può trarre un impresa nel collaborare con la scuola nel co-progettare un curriculo che sia basato su un approccio school – work based learnig? Nel Workshop si evidenza la definizione che la comunicazione della Commissione Europea COM (2006) 33 esplicita e chiarisce per il concetto di imprenditorialità e si esaminano alcune azioni messe in atto a livello Nazionale ed Europeo che possono essere da guida alle scuole e ai docenti per orientarsi a trovare soluzioni rispondenti al contesto e alla tipologia di scuola. A livello Europeo sono presentati i risultati, ancora non definitivi, del progetto ICEE “The Innovation Cluster for Entrepreneurship Education” (2015-2018).
Vengono poi presentate due esperienze di alternanza scuola lavoro che attraverso strumenti digitali possono rispondere, anche solo in parte, ai quesiti iniziali: l’esperienza delle mini-imprese organizzate da JA Italia e quella di IFS (Impresa Formativa Simulata).

Gli Istituti Tecnici Superiori sono nati nel 2010 per formare tecnici altamente specializzati in aree strategiche per lo sviluppo del Paese e rappresentano la prima esperienza italiana di offerta formativa terziaria professionalizzante non universitaria. L’Indire sta conducendo un’attività di ricerca sugli ITS, con l’obiettivo di fornire alla comunità scolastica e al mondo del lavoro esempi di una contaminazione autentica e virtuosa tra sistema formativo e mondo produttivo. In questo workshop saranno presentati gli esiti della ricerca condotta su un campione di ITS, che riguardano i seguenti aspetti: esempi e strumenti organizzativi e didattici; sviluppo delle soft skills e competenze degli studenti.

L’Unità italiana di Eurydice presenterà durante il workshop l’organizzazione e l’offerta dei percorsi di studio professionalizzanti di livello terziario in alcuni Paesi europei. Particolare attenzione verrà data ai corsi che portano al conseguimento di qualifiche specifiche legate alle esigenze di un settore produttivo di un determinato territorio. Verranno presi in esame i seguenti aspetti: istituti che offrono corsi di studio a orientamento professionale, organizzazione del percorso di studi e qualifiche rilasciate.

L’incontro sarà l’occasione per illustrare il progetto SAILOR, la nave dell’Orientamento ai mestieri e alle professioni del mare, un’iniziativa unica nello scenario dell’orientamento alle “Professioni del Mare”, fortemente voluta dalla Regione Liguria. SAILOR offre ai giovani partecipanti l’occasione di vivere una forte e significativa esperienza orientativa e formativa in alternanza scuola/lavoro, di più giorni, a bordo di una nave ammiraglia della Compagnia di Navigazione Grandi Navi Veloci S.p.A., per stimolarne la curiosità nell’approfondire sbocchi lavorativi sui quali non sempre è data loro l’opportunità di riflettere. Il progetto ha l’obiettivo di promuovere fra i giovani la cultura e la conoscenza del mondo del lavoro in mare e nel porto, evidenziando la necessità di collegare filiere produttive e formative. A bordo, inoltre, viene svolta una specifica attività di formazione per gli insegnanti accompagnatori, che sono coinvolti in momenti di confronto con gli esperti del mondo del mare e il personale di bordo.

 

TuttoAlternanza è un progetto di formazione online pensato per rendere più efficaci i percorsi di alternanza scuola-lavoro. TuttoAlternanza mette a disposizione degli utenti una serie di strumenti, kit e informazioni utili a progettare e gestire con successo un percorso di alternanza. L’ambiente online propone attività in elearning su autoimprenditorialità, business planning, comunicazione, sicurezza e soft skills, allo scopo di supportare l’intero sistema scuola nell’avvicinamento alle aziende e nell’interazione con il mondo del lavoro. Questo incontro sarà l’occasione per capire le caratteristiche del progetto e per capire come la formazione costituisca una condizione fondamentale per il successo dell’operazione strategica di avvicinamento tra il mondo della scuola e quello del lavoro.

In che modo i docenti possono sviluppare le loro competenze digitali in ambito didattico? Quali strumenti oggi possono aiutarli a riflettere sul loro uso della tecnologia a scuola e a migliorare costantemente la creazione di contenuti, l’uso pedagogico del digitale, la collaborazione e comunicazione online e una gestione sicura e costruttiva della rete? Il workshop verterà sui sui principali approcci e strumenti utilizzati oggi in Europa per la formazione e il miglioramento professionale dei docenti in ambito digitale.  In particolare, verrà presentato MENTEP (Mentoring Enhanced Technology Pedagogy), uno strumento digitale pensato per l’autovalutazione delle competenze digitali dei docenti attualmente in sperimentazione in 10 Paesi europei e in 50 scuole italiane. Una versione “immersiva” del tool permetterà ai partecipanti al workshop di passare dall’autovalutazione delle proprie competenze alla messa in atto, in un ambiente virtuale, di alcune abilità digitali.Passare dall’autovalutazione testuale a una prova autentica è una sfida interessante, i cui limiti e potenzialità potranno essere testati dal vivo e discussi durante l’incontro.

 

 

 

L’incontro prevede l’allestimento di una sala oscura per la fruizione di contenuti in 3D stereoscopico sulle discipline di biologia, fisica, matematica e chimica. Lo scopo è quello di far conoscere risorse didattiche digitali che stimolino gli apprendimenti con un maggior coinvolgimento degli studenti.

 

Il workshop mira a far conoscere gli strumenti hardware e sofware di creazione e fruizione di contenuti in realtà virtuale e aumentata. Durante l’incontro verrà realizzato un tour virtuale degli spazi espositivi di Fiera Didacta da condividere in tempo reale sul web.

I docenti e gli alunni daranno vita a lezioni con approccio laboratoriale utilizzando ambienti in Cloud in cui ognuno diventa protagonista della creazione dei contenuti, lavorando in condivisione, collaborazione–cooperazione, comunicando e organizzando contenuti. Il workshop ha lo scopo di mostrare come “spostare” l’ambiente di apprendimento e facilitare il processo di apprendimento a distanza.

Il workshop propone alcuni spunti per disegnare attività di laboratorio che integrino l’uso di sistemi di acquisizione in tempo reale (come un sensore digitale di moto) con pratiche di misura e attività di formalizzazione (uso del disegno, del linguaggio naturale e di strumenti matematici). Il lavoro prende le mosse dall’esplorazione fenomenologica e dalla modellizzazione fisica di semplici sistemi materiali. Durante l’incontro verranno suggeriti modi per condurre un lavoro nei diversi livelli e ordini di scuola, dalla primaria alla secondaria di II grado. L’interazione tra insegnanti impegnati nei diversi ordini di scuola potrà certamente fornire interessanti elementi di discussione.

Le nuove tecnologie giocano un ruolo di primo piano nel favorire l’apprendimento di studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le tecnologie, tuttavia, non garantiscono di per sé una migliore inclusione. Al contrario, possono divenire fonte di ulteriori barriere, se il loro utilizzo non avviene in modo consapevole e non si integra con modalità didattiche in grado di valorizzare le differenze e di ciascuno. Durante il workshop sarà possibile conoscere alcune delle più recenti ricerche ed esperienze in questo ambito e analizzare come i processi di innovazione tecnologica nella scuola si siano intrecciati, negli ultimi anni, con le pratiche didattiche ed educative dell’inclusione.

Il workshop consentirà ai docenti presenti di sperimentare in prima persona una sessione di didattica laboratoriale centrata sull’uso della stampante 3D nella scuola dell’infanzia. Il workshop sarà tenuto dai ricercatori di Indire legati al progetto Maker@Scuola, che introdurranno gli aspetti metodologici e pedagogici analizzati durante il progetto di ricerca, e dalle docenti delle scuole partecipanti al progetto che esporranno le attività svolte in classe, sottolineando i punti di forza e le criticità che hanno dovuto affrontare. I docenti partecipanti al workshop avranno modo di disegnare con un software di disegno 3D e di stampare oggetti con le stampanti 3D presenti in aula.

Il workshop consentirà ai docenti partecipanti di sperimentare in prima persona una sessione di didattica laboratoriale centrata sull’uso della stampante 3D nella scuola primaria. L’incontro sarà tenuto dai ricercatori di Indire afferenti al progetto Maker@Scuola (Primaria3D), che introdurranno gli aspetti metodologici e pedagogici del progetto di ricerca, e dalle docenti delle scuole partecipanti al progetto, che esporranno le attività svolte in classe, sottolineando i punti di forza e le criticità che hanno dovuto superare. I docenti partecipanti al workshop avranno modo di disegnare con un software di disegno 3D e di stampare oggetti con le stampanti 3D presenti in aula.

Le nuove tecnologie “immersive” – quelle cioè che sfumano il confine tra realtà fisica e realtà virtuale – iniziano ad affermarsi anche in campo didattico, con la prospettiva di dare vita a esperienze di apprendimento fino a oggi impensabili. Durante il workshop, i partecipanti sperimenteranno in prima persona l’esperienza di immersione in alcuni ambienti digitali, per sondarne le potenzialità didattiche e la loro possibile applicazione in contesto scolastico.

Il workshop consentirà ai docenti partecipanti di sperimentare in modalità laboratoriale la progettazione di un’unità didattica che permetta di “curricolarizzare” la robotica educativa. I ricercatori Indire coinvolti in Coding@Scuola presenteranno il progetto, i suoi strumenti, le diverse interpretazioni e riflessioni emerse negli istituti che hanno sperimentato l’iniziativa, in particolare per quanto riguarda l’idea di costruire la coppia di progetto tra docente della scuola dell’infanzia e quello della scuola primaria. Verrà poi mostrato il mediatore robotico Cubetto di cui saranno spiegate le specificità e la possibile applicazione nella didattica. Gli iscritti progetteranno e sperimenteranno alcune attività con il supporto dei docenti che hanno preso parte alla sperimentazione, focalizzando criticità e punti di forza di quanto elaborato.

Questo workshop è dedicato a tutti gli insegnanti di scuola secondaria, anche senza competenze tecniche specifiche, che desiderino sperimentare nuove modalità didattiche e adottare un approccio accattivante e coinvolgente per gli studenti. Accompagnati dai ricercatori Indire che lavorano sul Coding@Scuola e da docenti esperti, i partecipanti potranno sperimentare con modalità laboratoriali, tramite linguaggi di programmazione e kit di robotica anche “fai da te”, alcuni percorsi didattici in grado di facilitare l’acquisizione di competenze curricolari anche trasversali.

Il workshop si propone di illustrare come le tecnologie della lingua possano essere di aiuto nell’affrontare le nuove sfide legate alla didattica e all’apprendimento. Le tecnologie della lingua, infatti, mostrano un alto potenziale innovativo e un forte impatto sui processi di insegnamento e apprendimento e offrono supporto agli insegnanti, ad esempio per personalizzare i contenuti didattici in base al livello della classe o alle esigenze di alunni con bisogni educativi speciali e disturbi specifici di apprendimento, oppure per valutare e monitorare l’evoluzione delle competenze degli studenti. Ma le tecnologie della lingua vengono in aiuto anche agli alunni, contribuendo a velocizzare il loro apprendimento anche grazie alla costruzione di mappe concettuali o di ausili per la correzione semi-automatica degli errori. A livello nazionale e internazionale, gli ultimi anni hanno visto il diffondersi di iniziative e progetti pilota basati sull’utilizzo di tecnologie della lingua: il workshop costituirà l’occasione per mettere a confronto alcune di queste esperienze condotte a titolo sperimentale in scuole nazionali di diverso ordine e grado. Ogni esperienza presentata durante questo workshop sarà raccontata a due voci: da chi ha messo a punto le diverse soluzioni tecnologiche e da chi le ha utilizzate nel contesto didattico.

Le nuove tecnologie sono riuscite negli ultimi anni a promuovere la partecipazione sociale di persone con diversi tipi di disabilità: dalle difficoltà visive, uditive e motorie, a quelle mentali e cognitive, ai disturbi specifici dell’apprendimento e l’autismo. Il workshop ha lo scopo di illustrare attraverso video ed esperienze dirette l’utilizzo di ausili informatici specifici per promuovere l’inclusione delle persone con disabilità nella scuola, nel lavoro e nella società.  L’incontro mostrerà come gli strumenti tecnologici possono concretamente favorire l’autonomia, promuovere l’apprendimento e sviluppare competenze utili alla vita quotidiana.

Il workshop intende far capire come le tecnologie e le metodologie didattiche innovative favoriscano il processo di apprendimento per i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), in modo da evitare ciò che dice il prof. Giacomo Stella, noto psicologo ed esperto di disturbi specifici di apprendimento: «Le famiglie dei bambini con disturbo di apprendimento passano il pomeriggio a rincorrere i bambini attorno al tavolo per fargli fare 10 minuti di studio che il giorno dopo saranno dimenticati».

Si possono configurare gli spazi della scuola per supportare una didattica innovativa e promuovere l’autonomia dello studente? La scuola che conosciamo, fatta di aule, cattedra e banchi allineati, non risponde più alle esigenze di una didattica moderna e ai nuovi standard di benessere scolastico. Discuteremo il tema con il gruppo di ricerca Indire e con i protagonisti di due scuole che hanno messo al centro del proprio progetto pedagogico e didattico il “ripensamento degli ambienti scolastici”: il Circolo Didattico “San Filippo” di Città di Castello (PG) e la Alemannenschule di Wutöschingen in Germania.

La scuola “San Filippo”proporrà la sua esperienza di ripensamento degli spazi, riconfigurazione degli ambienti e “ibridazione” di ambienti originariamente pensati per una didattica trasmissiva.La Alemannenschule illustrerà in che misura gli spazi della scuola possono concretamente favorire percorsi di apprendimento in armonia con i diversi stili e ritmi di apprendimento.

Per l’Indire intervengono: Stefania Chipa, Giusy Cannella, Giuseppe Moscato, Leonardo Tosi
Per il Circolo Didattico “San Filippo”: Massimo Belardinelli (dirigente scolastico), Daniela Mori (docente), Chiara Castellari (docente)
Per la Alemannenschule: Stefan Ruppaner (dirigente scolastico), Tanja Schöler (docente), Valentin Helling (docente).

I docenti e gli alunni effettueranno lezione su diverse discipline utilizzando gli strumenti tecnologici ed applicazioni software. Lo scopo è quello di coinvolgere i docenti partecipanti in situazione. Durante il worshop verranno mostrati esempi pratici di didattica collaborativa e cooperativa mediante l’utilizzo della tecnologia.

 

Qual è la relazione tra gli stili di insegnamento e gli spazi educativi per l’apprendimento nel nuovo millennio? La progettazione e la riconfigurazione degli ambienti in cui insegniamo e apprendiamo è rivista in questo workshop in chiave interattiva, analizzando come oggi gli spazi educativi si espandano tra il reale e il virtuale, e come sia necessario e rilevante chiedersi come sfruttare al meglio le sinergie tra lo spazio architettonico, la pedagogia, e l’uso della tecnologia nell’aula. Durante il workshop i partecipanti avranno la possibilità di ripensare agli spazi educativi come elementi essenziali per fomentare diversi modi di imparare e diverse interazioni tra insegnanti e studenti. Il workshop presenterà il modello della Future Classroom Lab (FCL) creata da European Schoolnet, un ambiente d’apprendimento ideato a Bruxelles come modello di integrazione tra design e tecnologie supportato da teorie pedagogiche. La FCL consta di sei zone di apprendimento, ognuna identificata con un verbo che sottolinea l’azione pedagogica privilegiata in quell’area: creare, interagire, presentare, ricercare, confrontarsi, sviluppare. Durante il workshop, i partecipanti avranno la possibilità di valutare come ognuna di queste zone (e i concetti pedagogici che la accompagnano) possa essere riprodotta in diversi ambienti e contesti. L’incontro offrirà inoltre opportunità di interazione per identificare come ognuno di questi elementi si articoli in chiave virtuale e come le tecnologie diventino un mezzo per sviluppare congiuntamente competenze trasversali e competenze digitali.

In anteprima nazionale la presentazione di “SPAN. Laboratorio per la Scuola del Futuro”. Il progetto, che aprirà a Lucca all’inizio del 2018, è realizzato dalla Fondazione Uibi e dall’Indire. Il workshop sarà l’occasione per presentare anche il progetto www.torinofascuola.it, un processo di riqualificazione completa di due edifici scolastici torinesi.

Il workshop proposto è finalizzato a dare risposta alla domanda: quale scuola progettare e perchè? Nel rapporto tra spazio e didattica sono coinvolte una serie di prospettive diverse: quelle della scuola, con la sua rete di rapporti con enti e associazioni che la supportano dall’esterno; quella dei progettisti, degli architetti e dei tecnici impegnati nell’elaborazione e realizzazione del progetto; quella della committenza e dei referenti delle amministrazioni coinvolte nella progettazione di scuole. La prima fase del workshop sarà incentrata sullo svolgimento di un brainstorming visivo. La seconda fase consisterà nella definizione e nella stesura di un piano organizzativo a indirizzo pedagogico che indichi come e dove la scuola vuole lavorare. Il piano prenderà la forma in un plastico realizzato con materiali poveri durante la sessione. L’incontro darà vita un percorso di progettazione condivisa per ripensare l’organizzazione degli spazi interni ed esterni della “scuola che verrà”, analizzando possibili soluzioni riguardanti la qualità e la funzionalità degli ambienti, la relazione tra spazi e discipline e la ricaduta delle diverse scelte sull’orario didattico.

Collegare le scuole alla rete non è solo un problema tecnologico, ma anche culturale, da affrontare con professionalità adottando le giuste soluzioni tecnologiche. La questione deve soprattutto riguardare un ripensamento generale della componente didattica e amministrativa delle scuole. Il progetto “Riconnessioni” che la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo sta sviluppando a Torino e in Piemonte ha proprio lo scopo di connettere e innovare le scuole del primo ciclo con un approccio “olistico”, dalla fibra ottica alla formazione dei docenti.

27/09/2017

Lo Spaced Learning è una metodologia didattica basata su una particolare articolazione del tempo della lezione: a tre momenti di didattica si intervallano due di pausa. Il quadro teorico di riferimento è la ricerca delle neuroscienze, pubblicata nel 2005 da R. Douglas Fields su “Scientific American”, sul meccanismo di creazione della memoria a lungo termine. Il workshop prevede la progettazione di una lezione in modalità Spaced Learning, successiva a un’introduzione sui fondamenti teorici di questa metodologia. Si formeranno poi due sezioni di lavoro: una specifica per i maestri della scuola primaria e un’altra specifica per i docenti della secondaria.

Il workshop propone alcuni spunti per disegnare attività di laboratorio che integrino l’uso di sistemi di acquisizione in tempo reale (come un sensore digitale di moto) con pratiche di misura e attività di formalizzazione (uso del disegno, del linguaggio naturale e di strumenti matematici). Il lavoro prende le mosse dall’esplorazione fenomenologica e dalla modellizzazione fisica di semplici sistemi materiali. Durante l’incontro verranno suggeriti modi per condurre un lavoro nei diversi livelli e ordini di scuola, dalla primaria alla secondaria di II grado. L’interazione tra insegnanti impegnati nei diversi ordini di scuola potrà certamente fornire interessanti elementi di discussione.

Il workshop proposto è finalizzato a dare risposta alla domanda: quale scuola progettare e perchè? Nel rapporto tra spazio e didattica sono coinvolte una serie di prospettive diverse: quelle della scuola, con la sua rete di rapporti con enti e associazioni che la supportano dall’esterno; quella dei progettisti, degli architetti e dei tecnici impegnati nell’elaborazione e realizzazione del progetto; quella della committenza e dei referenti delle amministrazioni coinvolte nella progettazione di scuole. La prima fase del workshop sarà incentrata sullo svolgimento di un brainstorming visivo. La seconda fase consisterà nella definizione e nella stesura di un piano organizzativo a indirizzo pedagogico che indichi come e dove la scuola vuole lavorare. Il piano prenderà la forma in un plastico realizzato con materiali poveri durante la sessione. L’incontro darà vita un percorso di progettazione condivisa per ripensare l’organizzazione degli spazi interni ed esterni della “scuola che verrà”, analizzando possibili soluzioni riguardanti la qualità e la funzionalità degli ambienti, la relazione tra spazi e discipline e la ricaduta delle diverse scelte sull’orario didattico.

“Learning is a consequence of thinking” afferma David Perkins che da anni, con Howard Gardner e il gruppo “Project Zero” dell’Università di Harvard, ricerca ed esplora il potenziale umano e in particolare la natura del pensiero, la creatività, l’intelligenza e l’apprendimento. Per apprendere bisogna mettere a frutto il pensiero in tutte le sue declinazioni: critico, creativo, problem-solver, riflessivo e decisionale. Ma come è possibile stimolare e valorizzare il pensiero nei ragazzi, affinché da “consumatori di contenuti” diventino risolutori di problemi e produttori d’informazione e conoscenza? Le Thinking Routines, risultato di un approccio pioneristico sperimentato con il “Project Zero”, aiutano a incoraggiare in classe una cultura dell’esplorazione e della costruzione del pensiero e si presentano come strumenti didattici molto semplici, pratici da usare in classe e trasversali a tutte le discipline, adatti a rendere gli studenti capaci di impiegare le loro conoscenze e competenze in ambiti diversi per affrontare problematiche complesse e trovare soluzioni innovative e creative.

Il massiccio uso delle tecnologie digitali e multimediali e il rinnovamento degli ambienti e degli scenari di apprendimento della scuola del XXI secolo costringono a ripensare le metodologie di insegnamento orientate allo sviluppo delle competenze linguistiche, adottando approcci poliedrici e integrati, che non possono ignorare le esigenze e gli stili cognitivi degli studenti di oggi. Le competenze linguistiche si collocano dunque all’interno di un mosaico più ampio, che la ricerca scientifica definisce pluriliteracies, essenziali per un apprendimento efficace e permanente. Per accogliere e superare le sfide dell’Europa del XXI secolo, il docente di lingue straniere è chiamato a creare, anche con l’uso delle ICT, uno scenario innovativo, un ambiente di apprendimento diverso, autentico ed efficace. Durante il workshop verranno offerti suggerimenti ed esempi di materiali attinti dai repository Indire, finalizzati alla progettazione, implementazione, valutazione di un curricolo plurilingue per la scuola del XXI secolo.

Qual è la relazione tra gli stili di insegnamento e gli spazi educativi per l’apprendimento nel nuovo millennio? La progettazione e la riconfigurazione degli ambienti in cui insegniamo e apprendiamo è rivista in questo workshop in chiave interattiva, analizzando come oggi gli spazi educativi si espandano tra il reale e il virtuale, e come sia necessario e rilevante chiedersi come sfruttare al meglio le sinergie tra lo spazio architettonico, la pedagogia, e l’uso della tecnologia nell’aula. Durante il workshop i partecipanti avranno la possibilità di ripensare agli spazi educativi come elementi essenziali per fomentare diversi modi di imparare e diverse interazioni tra insegnanti e studenti. Il workshop presenterà il modello della Future Classroom Lab (FCL) creata da European Schoolnet, un ambiente d’apprendimento ideato a Bruxelles come modello di integrazione tra design e tecnologie supportato da teorie pedagogiche. La FCL consta di sei zone di apprendimento, ognuna identificata con un verbo che sottolinea l’azione pedagogica privilegiata in quell’area: creare, interagire, presentare, ricercare, confrontarsi, sviluppare. Durante il workshop, i partecipanti avranno la possibilità di valutare come ognuna di queste zone (e i concetti pedagogici che la accompagnano) possa essere riprodotta in diversi ambienti e contesti. L’incontro offrirà inoltre opportunità di interazione per identificare come ognuno di questi elementi si articoli in chiave virtuale e come le tecnologie diventino un mezzo per sviluppare congiuntamente competenze trasversali e competenze digitali.

I relatori, dopo aver illustrato i tratti distintivi e le peculiarità dell’alto potenziale cognitivo e della plusdotazione, si concentreranno sul percorso per sviluppare il talento dei bambini plusdotati e concluderanno analizzando la didattica adatta a loro, in un’ottica di inclusività nella classe di riferimento. Si parlerà quindi di metodi di inclusività, del rapporto fra scuola, famiglia e bambini ad alto potenziale cognitivo, e saranno presentate due esperienze reali, una di scuola primaria e una della secondaria di primo grado.

Modera: Claudia Arletti, giornalista, Il Venerdì di “Repubblica”

Saluti:
Carmela Palumbo, Direttore Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione – Miur
Valeria Fazi, Presidente Aget – Associazione Genitori Education to Talent – Dottore Commercialista e Revisore Legale

Tratti distintivi e peculiarità dell’alto potenziale cognitivo e della plusdotazione
David Polezzi, Ph.D., Psicologo, Psicoterapeuta, Mentecomportamento

Un’esperienza di scuola primaria
Daniela Ribon, Vicaria e Insegnante di Scuola Primaria, Istituto Comprensivo Ippolito Nievo di San Donà di Piave (VE)

Un’esperienza di scuola secondaria di primo grado
Maria Luisa Cantarelli, Docente di Lettere, Istituto Comprensivo Ippolito Nievo di San Donà di Piave (VE)

Metodi di inclusività
Antonio Silvagni, Docente curricolare di Italiano e Latino, Istituto di Istruzione Superiore “Leonardo Da Vinci”, scuola secondaria di secondo grado, Arzignano (VI)

I bambini ad alto potenziale cognitivo: la famiglia e la scuola
Valeria Fazi, Presidente Aget (Associazione Genitori Education to Talent), Dottore Commercialista e Revisore Legale.

 

L’istruzione degli adulti è una realtà inserita nel più articolato contesto dell’apprendimento permanente. L’attenzione alla fascia d’età, alle competenze pregresse, alla nazionalità e ai titoli conseguiti dal discente in formazione sono tutti elementi che rendono oggi la riforma italiana dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) uno dei fenomeni di maggior interesse sul quale focalizzare l’attenzione della ricerca. In particolare, il Patto Formativo Individuale permette di isolare i vari aspetti innovativi della nuova realtà italiana, evidenziando le modalità di certificazione delle competenze e la formazione a distanza (FAD). L’incontro intende mostrare il legame tra il modello di istruzione degli adulti applicato in Italia e quello di alcuni Paesi europei, muovendo dalla teoria andragogica di Malcolm Shepherd Knowles, modellizzata poi da Peter Jarvis.

Che cos’è il debate? Come si applica? Quale è il suo valore aggiunto all’interno del curricolo? Disciplina curricolare nel mondo anglosassone, il debate consiste in un confronto nel quale due squadre (composte ciascuna di due o tre studenti) sostengono e controbattono un’affermazione o un argomento dato dall’insegnante, ponendosi in un campo (pro) o nell’altro (contro). Dal tema scelto prende il via un vero e proprio dibattito, una discussione formale, non libera, dettata da regole e tempi precisi, per preparare la quale sono necessari esercizi di documentazione ed elaborazione critica. Il debate permette agli studenti di imparare a cercare e selezionare le fonti, sviluppare competenze comunicative, autovalutarsi,  migliorare la propria consapevolezza culturale e l’autostima, sviluppare il pensiero critico e le soft skills. Nel corso del workshop si terrà la simulazione di un debate in lingua italiana e di un debate in lingua inglese, animati da studenti delle scuole della rete delle Avanguardie educative, con l’obiettivo di dimostrare, sotto la guida dei docenti, il valore aggiunto di questa metodologia didattica all’interno del curricolo delle scuole di ogni ordine e grado.

Come cambia la valutazione delle competenze linguistiche in una scuola che sta cambiando e che vede una profonda trasformazione dei modelli e degli ambienti didattici tradizionali, l’utilizzo dei linguaggi digitali e l’apertura alle esperienze di mobilità all’estero? Il workshop avrà come focus principali il potenziale delle ICT nell’ambito delle lingue straniere e le modalità di self-assessment, la valutazione delle competenze linguistiche basata sui “compiti di realtà”, il QCER – Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue e la prova standardizzata INVALSI per la lingua inglese. Nel corso dell’incontro verranno presentate alcune esperienze nell’ambito di queste tematiche.

Le nuove tecnologie giocano un ruolo di primo piano nel favorire l’apprendimento di studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le tecnologie, tuttavia, non garantiscono di per sé una migliore inclusione. Al contrario, possono divenire fonte di ulteriori barriere, se il loro utilizzo non avviene in modo consapevole e non si integra con modalità didattiche in grado di valorizzare le differenze e di ciascuno. Durante il workshop sarà possibile conoscere alcune delle più recenti ricerche ed esperienze in questo ambito e analizzare come i processi di innovazione tecnologica nella scuola si siano intrecciati, negli ultimi anni, con le pratiche didattiche ed educative dell’inclusione.

Il digitale sta entrando con forza nell’insegnamento della musica a scuola, con la vasta diffusione di dispositivi mobili (smartphone e tablet) in grado di offrire una  varietà di applicazioni per l’educazione musicale. Il workshop è rivolto ai docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado e intende presentare gli strumenti di base per una didattica musicale da svolgersi mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie. L’incontro ha come principale riferimento la pratica e la composizione musicale e l’acquisizione di competenze in modo informale attraverso l’utilizzo di applicazioni “cloud-based”. I partecipanti verranno direttamente coinvolti nelle attività laboratoriali.

Le nuove tecnologie sono riuscite negli ultimi anni a promuovere la partecipazione sociale di persone con diversi tipi di disabilità: dalle difficoltà visive, uditive e motorie, a quelle mentali e cognitive, ai disturbi specifici dell’apprendimento e l’autismo. Il workshop ha lo scopo di illustrare attraverso video ed esperienze dirette l’utilizzo di ausili informatici specifici per promuovere l’inclusione delle persone con disabilità nella scuola, nel lavoro e nella società.  L’incontro mostrerà come gli strumenti tecnologici possono concretamente favorire l’autonomia, promuovere l’apprendimento e sviluppare competenze utili alla vita quotidiana.

In che modo i docenti possono sviluppare le loro competenze digitali in ambito didattico? Quali strumenti oggi possono aiutarli a riflettere sul loro uso della tecnologia a scuola e a migliorare costantemente la creazione di contenuti, l’uso pedagogico del digitale, la collaborazione e comunicazione online e una gestione sicura e costruttiva della rete? Il workshop verterà sui sui principali approcci e strumenti utilizzati oggi in Europa per la formazione e il miglioramento professionale dei docenti in ambito digitale.  In particolare, verrà presentato MENTEP (Mentoring Enhanced Technology Pedagogy), uno strumento digitale pensato per l’autovalutazione delle competenze digitali dei docenti attualmente in sperimentazione in 10 Paesi europei e in 50 scuole italiane. Una versione “immersiva” del tool permetterà ai partecipanti al workshop di passare dall’autovalutazione delle proprie competenze alla messa in atto, in un ambiente virtuale, di alcune abilità digitali.Passare dall’autovalutazione testuale a una prova autentica è una sfida interessante, i cui limiti e potenzialità potranno essere testati dal vivo e discussi durante l’incontro.

 

 

 

28/09/2017

Il workshop si propone di illustrare come le tecnologie della lingua possano essere di aiuto nell’affrontare le nuove sfide legate alla didattica e all’apprendimento. Le tecnologie della lingua, infatti, mostrano un alto potenziale innovativo e un forte impatto sui processi di insegnamento e apprendimento e offrono supporto agli insegnanti, ad esempio per personalizzare i contenuti didattici in base al livello della classe o alle esigenze di alunni con bisogni educativi speciali e disturbi specifici di apprendimento, oppure per valutare e monitorare l’evoluzione delle competenze degli studenti. Ma le tecnologie della lingua vengono in aiuto anche agli alunni, contribuendo a velocizzare il loro apprendimento anche grazie alla costruzione di mappe concettuali o di ausili per la correzione semi-automatica degli errori. A livello nazionale e internazionale, gli ultimi anni hanno visto il diffondersi di iniziative e progetti pilota basati sull’utilizzo di tecnologie della lingua: il workshop costituirà l’occasione per mettere a confronto alcune di queste esperienze condotte a titolo sperimentale in scuole nazionali di diverso ordine e grado. Ogni esperienza presentata durante questo workshop sarà raccontata a due voci: da chi ha messo a punto le diverse soluzioni tecnologiche e da chi le ha utilizzate nel contesto didattico.

La rete e il digitale hanno profondamente cambiato l’approccio del lettore col testo. Oggi si parla infatti anche di social reading, intendendo un tipo di lettura che offre possibilità più varie di quella su carta perché si basa su servizi online, siti o applicazioni che permettono di discutere insieme il libro mentre lo si legge. Ma è proprio vero che la lettura si è trasformata in un’attività sociale e condivisa grazie alle piattaforme social oppure rimane sostanzialmente un atto individuale? E come si può favorire la lettura tra i giovani? Nel workshop saranno esaminate l’azione #24 del Piano Nazionale Scuola Digitale e alcune esperienze di reti bibliotecarie scolastiche di qualità, con particolare attenzione all’organizzazione degli spazi e all’utilizzazione delle risorse digitali.

L’obiettivo principale del workshop è quello di porre attenzione al tema dell’insegnamento delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Si proporranno riflessioni e sperimentazioni sull’insegnamento/apprendimento delle materie scientifiche con l’uso delle nuove tecnologie e si approfondirà il rapporto tra diffusione della cultura tecnico-scientifica e crescita delle opportunità di occupazione per i giovani, con particolare attenzione al divario di genere e al ruolo della donna. Si affronteranno tre tematiche che rappresenteranno il terreno su cui si svilupperà il seminario: il modello culturale dei “contenuti” per un docente ricercatore; il ruolo delle tecnologie nella didattica delle STEM; la comunicazione scientifica e il public engagement.

A differenza di altre discipline, come ad esempio le scienze, le lingue e la matematica, la didattica laboratoriale rimane per l’italiano un concetto che fatica ad attecchire e che si accompagna di solito ad attività progettuali extra-curriculari o interdisciplinari. Ad esempio, per l’insegnamento della grammatica la maggior parte degli insegnanti e dei libri di testo si rifà al modello tradizionale legato a una didattica frontale e trasmissiva e a un apprendimento di tipo mnemonico. In questo laboratorio immersivo saranno presentati gli esiti e le testimonianze di un progetto di ricerca in cui un gruppo di docenti, dalla prima primaria al secondo anno del biennio, hanno provato a introdurre nella loro pratica didattica un diverso modello teorico grammaticale, quello della grammatica valenziale e ad indagarne la possibile trasposizione in un protocollo di lavoro in classe di tipo attivo, ovvero in un modello di laboratorio di riflessione sulla lingua. Vedremo come una lezione di grammatica possa mutuare dalla didattica delle scienze la metodologia investigativa, ovvero come la lingua possa diventare oggetto di scoperta e di indagine da parte degli alunni, guidati a “rintracciare” quella struttura grammaticale che è già in loro possesso in quanto parlanti e che ha solo bisogno di essere esplicitata e sistematizzata.

1. Improvvisazioni non procedurali e/o non idiomatiche nell’educazione musicale per i ragazzi. Il workshop affronterà il tema della improvvisazione nell’educazione musicale per i ragazzi. Sarà condotto in chiave interattiva con la partecipazione diretta del pubblico al quale saranno proposte attività di produzione musicale con il corpo e con la voce.

2. Metodologie dell’improvvisazione musicale fra linearità e non linearità. Il workshop affronta il rapporto fra non linearità e improvvisazione musicale grazie all’analisi e allo studio della partitura di un brano musicale che contiene segni musicali in notazione standard e grafica. Se l’uso della notazione musicale tradizionale veicola contenuti musicali fondamentalmente lineari, il segno grafico consente di aprire il campo all’improvvisazione e all’esecuzione di contenuti musicali non lineari.

Il workshop intende approfondire le “Aule laboratorio disciplinari”, un modello didattico che dà vita a una nuova organizzazione del tempo/spazio scolastico e che trasforma la scuola, nella sua interezza, in ambiente di apprendimento. Secondo questo modello, gli studenti si spostano da un’aula all’altra e in ognuna di esse trovano strumenti e materiali didattici specifici per ogni disciplina, come in un vero e proprio laboratorio. Attraverso il confronto con chi ha già adottato questo modello, durante il workshop saranno date risposte alle domande che una scuola deve porsi per andare verso questo nuovo tipo di organizzazione, e saranno individuate soluzioni specifiche legate ai diversi contesti e livelli scolastici.

La metodologia dell’analisi visuale, nata in ambito sociologico, può costituire un approccio innovativo anche nei contesti educativi. Le immagini, strumento polisemico, possono offrire una nuova lettura della realtà e contribuire alle tematiche salienti sulle quali fare formazione più specifica e utile al personale della scuola. Il dibattito verterà sui metodi di narrazioni visuali e scritti, con particolare attenzione alla loro applicazione in contesti educativi. La metodologia dell’analisi visuale può essere considerata una metodologia pedagogica? E può essere integrata con altre metodologie? Quali sono le sue caratteristiche? È utile per il docente pensare anche “con gli occhi”? Qual è oggi la valenza delle narrazioni scritte? Infine, se “l’insegnante è testimone del mondo”, la scuola deve ripartire dalle immagini o dalle parole? Tutto ciò sarà oggetto del dibattito.

SCIENTIX è il progetto europeo che fornisce ai docenti occasioni formative di alta qualità per motivare gli studenti agli studi scientifici e contribuisce allo sviluppo di iniziative nazionali per una più diffusa adozione di approcci efficaci e coinvolgenti all’educazione scientifica. SCIENTIX ha creato a questo scopo un ricchissimo portale e una comunità aperta e internazionale di docenti, ricercatori in ambito pedagogico, decisori politici e altri professionisti dell’educazione STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Un gruppo di entusiasti docenti Ambasciatori, durante questo workshop, farà conoscere le opportunità offerte da SCIENTIX e alcune esperienze concrete, ispirate da questo progetto, realizzate con i propri studenti.

L’apprendimento permanente e lo sviluppo delle competenze sono elementi chiave della strategia europea “Education and Training 2020” per una crescita sostenibile e inclusiva, ma i dati parlano di carenze significative, con quasi il 50% della popolazione adulta priva dei requisiti per partecipare alla vita sociale. “L’Agenda europea per l’educazione degli adulti” prevede per migliorare la qualità dell’offerta formativa l’interazione attiva tra professionisti del settore formale, non formale e informale. In questo senso, la community EPALE (Electronic Platform for Adult Learning in Europe) rappresenta il principale strumento per per individuare, trasferire e attuare pratiche efficaci.

Attraverso l’apprendimento tra pari in un luogo virtuale condiviso, la community vuole contribuire a migliorare i risultati per gli adulti, agevolando il dibattito, la discussione, lo scambio di buone prassi e il dialogo tra i settori del variegato mondo dell’educazione degli adulti, favorendo la creazione di sinergie e potenziandoo l’utilizzo delle Open Educational Resources, facilitando la formazione all’estero dello staff e i partenariati, stimolando l’innovazione, la conoscenza delle priorità politiche del settore, le strategie di finanziamento e molto altro ancora.

Il workshop offrirà una formazione approfondita sulla piattaforma e sulle risorse in essa presenti per l’aggiornamento metodologico, come i focus mensili, dedicati a temi quali ad esempio l’alfabetizzazione, l’apprendimento intergenerazionale, l’alfabetizzazione sanitaria e il VET. Sarà l’occasione per sperimentare dal vivo gli strumenti di EPALE, per entrare a far parte attiva della community, dare visibilità ai propri progetti e alle proprie iniziative. Infine, attraverso la presentazione di pratiche di collaborazione finanziate nell’ambito di Erasmus+, sarà possibile sapere come utilizzare e combinare al meglio le opportunità europee per agire concretamente sul singolo contesto, modellandosi sui bisogni educativi specifici e sostenendo l’innovazione.

Intervengono:

Vittoria Gallina, Università La Sapienza e Roma 3, su L’educazione degli adulti da una prospettiva europea

Annabella Di Finizio, CPIA Napoli città 2, Progetto Erasmus+ KA1, Imparare condividendo: job shadowing e formazione tecnologica e creativa per classi adulte multietniche.

Lo scenario dell’istruzione degli adulti in Italia è stato recentemente riorganizzato. Dal momento che “spazi” e “tempi” del nuovo sistema sono stati radicalmente trasformati, è possibile definire un modello innovativo per l’apprendimento in età adulta? Durante questo workshop, le grandi narrazioni sull’adulto – provenienti dalla letteratura, dall’arte, dal cinema e dalla viva realtà delle scuole – saranno utilizzate come stimoli per attivare la discussione e il confronto sulla opportunità formative fruibili per il lifelong learning. Le prospettive dell’apprendimento trasformativo, così come il modello sulla costruzione delle conoscenze per l’e-learning, verranno presentate attraverso l’offerta proposta dal modello formativo dell’Ateneo telematico “IUL – Italian University Line”.

Il workshop presenterà il modello e le azioni di un’esperienza di ricerca-azione biennale portata avanti con studenti e docenti, fornendone i primi risultati. Il percorso è stato orientato a promuovere le competenze strategiche nell’apprendere – ponendo particolare attenzione ai processi cognitivi, metacognitivi, motivazionali e affettivi, anche attraverso l’accompagnamento personalizzato degli allievi – e a incentivare una prassi didattica capace di valutare e sviluppare le competenze strategiche trasversali in classe (nel biennio) e nell’alternanza scuola-lavoro (nel triennio).

La didattica per competenze apre nella scuola italiana una nuova ed ancora poco esplorata frontiera del curricolo: amplia gli spazi della progettazione e contribuisce al rinnovamento metodologico; modifica l’approccio degli insegnanti alle loro discipline, ridefinendone i contorni e le prospettive; consente di integrare il processo della valutazione formativa con altre modalità di monitoraggio e di verifica dei risultati di apprendimento; si collega direttamente all’alternanza scuola-lavoro, consentendo di declinare i saperi nei contesti situati e simulati che riproducono compiti e scenari autentici.
Il costrutto di competenza è diventato – a tutti i livelli, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado – un criterio regolativo del sistema di istruzione. Alla scuola delle conoscenze e delle abilità, così come l’abbiamo conosciuta da sempre, si è aggiunto un nuovo paradigma pedagogico, quello della competenza, che necessita di una formazione adeguata e presuppone nel lavoro docente un cambiamento sostanziale di metodi e strumenti.
Una didattica per competenze richiede agli insegnanti di saper guardare oltre le loro discipline; di realizzare un processo formativo trasversale ai saperi e in grado di interagire con i contesti di apprendimento situato, nella direzione di un modello di “scuola laboratorio” aperto all’innovazione e alla sperimentazione. Ma richiede anche una riflessione culturale più ampia come premessa indispensabile per intraprendere in maniera consapevole un agire professionale che sia al tempo stesso di ricerca e di azione; di conoscenza metodologica e di pratica operativa.

L’Unità italiana di Eurydice presenterà durante il workshop l’organizzazione e l’offerta dei percorsi di studio professionalizzanti di livello terziario in alcuni Paesi europei. Particolare attenzione verrà data ai corsi che portano al conseguimento di qualifiche specifiche legate alle esigenze di un settore produttivo di un determinato territorio. Verranno presi in esame i seguenti aspetti: istituti che offrono corsi di studio a orientamento professionale, organizzazione del percorso di studi e qualifiche rilasciate.

I docenti e gli alunni daranno vita a lezioni con approccio laboratoriale utilizzando ambienti in Cloud in cui ognuno diventa protagonista della creazione dei contenuti, lavorando in condivisione, collaborazione–cooperazione, comunicando e organizzando contenuti. Il workshop ha lo scopo di mostrare come “spostare” l’ambiente di apprendimento e facilitare il processo di apprendimento a distanza.

Il Sistema Nazionale di Valutazione è finalizzato al miglioramento degli esiti formativi delle scuole. La valutazione assume quindi un ruolo fondamentale per conoscere e trasformare i processi di insegnamento/apprendimento e per promuovere l’innovazione. È essenziale conoscere e interpretare i dati emersi dal monitoraggio sui Piani di Miglioramento elaborati dalle scuole. Questo workshop parte proprio dalla presentazione di ciò che le scuole hanno fatto, non limitandosi ai soli dati quantitativi, ma applicando tecniche di analisi semantica sui contenuti dei piani. Il monitoraggio rileva l’impegno con cui le scuole si sono misurate con le nuove metodologie che stanno alla base della pianificazione del miglioramento, ma anche la tendenza ad attestarsi su traguardi “prudenti”, misurabili e raggiungibili nel breve periodo. Da molte parti si sostiene che per migliorare il sistema scolastico non bastino misure limitate e circoscritte, ma che occorra invece un’innovazione radicale dell’ambiente di apprendimento, più ambiziosa e legata a una visione globale del futuro dell’educazione. È auspicabile che le energie orientate al cambiamento siano impegnate a raggiungere obiettivi di miglioramento circoscritti e documentabili, o è bene invece che si valorizzi maggiormente l’operato di chi sperimenta soluzioni innovative radicali, capaci di scardinare la routine scolastica tradizionale? I fautori delle due visioni del cambiamento della scuola si misureranno in un confronto che tiene conto sia delle dinamiche in atto nel nostro Paese in seguito all’avvio del SNV, sia delle iniziative in atto in ambito internazionale.

Flipped Classroom, ma anche contenuti didattici multimediali e spazi flessibili. Nell’ottica di un’innovazione integrata che coinvolge tutti gli attori del sistema-scuola, durante l’incontro si illustreranno esperienze di trasformazione dell’organizzazione della didattica, del tempo e dello spazio del “fare scuola”, con le voci di coloro che in questo momento stanno sperimentando l’innovazione.

Il laboratorio intende affrontare la tematica della pratica orchestrale con i giovani, intesa come strumento privilegiato di crescita e formazione musicale. Durante il workshop verranno affrontate molte tematiche: dall’orchestra scolastica come strumento didattico, agli elementi oggettivi e soggettivi della tecnica gestuale; dalla lettura e analisi della partitura alla conoscenza analitica degli strumenti dell’orchestra fino alle diverse forme della composizione didattica: l’orchestrazione e l’elaborazione.

Le nuove tecnologie “immersive” – quelle cioè che sfumano il confine tra realtà fisica e realtà virtuale – iniziano ad affermarsi anche in campo didattico, con la prospettiva di dare vita a esperienze di apprendimento fino a oggi impensabili. Durante il workshop, i partecipanti sperimenteranno in prima persona l’esperienza di immersione in alcuni ambienti digitali, per sondarne le potenzialità didattiche e la loro possibile applicazione in contesto scolastico.

Che cosa cambia nella scuola con l’Alternanza Scuola-Lavoro? In che modo le imprese possono concorrere alla trasformazione del sistema educativo? Come si coniuga il cambiamento in atto nella smart factory con la ricerca dell’innovazione didattica? Quali sono i modelli di apprendimento Work-Based che possono essere trasferiti nella scuola apportando contaminazioni, ma anche creatività e senso dell’organizzazione? L’alternanza formativa è certamente un’opportunità di crescita e di trasformazione del sistema scolastico, un affascinante percorso di andata e ritorno che dalla scuola conduce nei contesti di lavoro; un “circolo virtuoso” di idee e progetti in grado di generare il cambiamento della didattica. Ma è anche una sfida in cui insegnanti e dirigenti sono chiamati a confrontarsi con la realtà delle imprese, dei servizi e del terzo settore; con le loro complesse dinamiche; con la cultura del lavoro e con le diverse forme di innovazione efficace che oggi provengono dai contesti produttivi più avanzati.

 

Si possono configurare gli spazi della scuola per supportare una didattica innovativa e promuovere l’autonomia dello studente? La scuola che conosciamo, fatta di aule, cattedra e banchi allineati, non risponde più alle esigenze di una didattica moderna e ai nuovi standard di benessere scolastico. Discuteremo il tema con il gruppo di ricerca Indire e con i protagonisti di due scuole che hanno messo al centro del proprio progetto pedagogico e didattico il “ripensamento degli ambienti scolastici”: il Circolo Didattico “San Filippo” di Città di Castello (PG) e la Alemannenschule di Wutöschingen in Germania.

La scuola “San Filippo”proporrà la sua esperienza di ripensamento degli spazi, riconfigurazione degli ambienti e “ibridazione” di ambienti originariamente pensati per una didattica trasmissiva.La Alemannenschule illustrerà in che misura gli spazi della scuola possono concretamente favorire percorsi di apprendimento in armonia con i diversi stili e ritmi di apprendimento.

Per l’Indire intervengono: Stefania Chipa, Giusy Cannella, Giuseppe Moscato, Leonardo Tosi
Per il Circolo Didattico “San Filippo”: Massimo Belardinelli (dirigente scolastico), Daniela Mori (docente), Chiara Castellari (docente)
Per la Alemannenschule: Stefan Ruppaner (dirigente scolastico), Tanja Schöler (docente), Valentin Helling (docente).

L’Unità italiana di Eurydice presenterà alcuni dati comparativi su scala europea relativi alla figura professionale del docente. Verranno presentati e discussi dati quantitativi relativi al contesto demografico della popolazione docente in Europa per poi passare ad analizzare, attraverso dati qualitativi di fonte Eurydice, le politiche degli Stati membri sulla formazione iniziale e sul reclutamento, sulle condizioni di servizio, sugli stipendi e sullo sviluppo professionale continuo. Saranno poi forniti dati relativi alla percezione che la società e gli insegnanti stessi hanno della loro professione e si parlerà delle politiche nazionali per migliorarne l’attrattiva.

Il workshop intende far capire come le tecnologie e le metodologie didattiche innovative favoriscano il processo di apprendimento per i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), in modo da evitare ciò che dice il prof. Giacomo Stella, noto psicologo ed esperto di disturbi specifici di apprendimento: «Le famiglie dei bambini con disturbo di apprendimento passano il pomeriggio a rincorrere i bambini attorno al tavolo per fargli fare 10 minuti di studio che il giorno dopo saranno dimenticati».

La scuola di oggi si muove in un contesto di autonomia caratterizzato da un notevole impegno organizzativo che vede la dirigenza coinvolta nella gestione di risorse umane in un ambiente poco gerarchizzato, incentrato sul coordinamento orizzontale. Il ruolo del dirigente scolastico è centrale per promuovere l’innovazione e presidiare la collegialità dell’insegnamento all’interno di ambienti di apprendimento sempre più sofisticati socialmente ed economicamente costosi. I dirigenti scolastici sono forse la figura più importante all’interno dei sistemi educativi per promuovere il miglioramento scolastico e l’efficacia delle scuole, tuttavia la crescita di dimensione e di complessità delle scuole rende ormai irrealistico che i dirigenti scolastici possano mantenere un focus sul miglioramento senza un governo della scuola condiviso con figure di “leadership distribuita”. Attraverso quali valori, qualità, pratiche, i dirigenti scolastici possono fare la differenza e contribuire a sviluppare ambienti organizzativi e professionali efficaci per l’insegnamento e l’apprendimento? 

Parlare di Contenuti Didattici Digitali significa affrontare il tema della costruzione della conoscenza e della “riscrittura” dei contenuti di studio. Una riscrittura che chiama in causa docenti e studenti e prevede l’utilizzo di procedure, strumenti e forme linguistiche innovative. Una scrittura sui generis, che non è individuale e non è spontanea; che necessita di una fase progettuale consistente e richiede uno sforzo di negoziazione importante: una scrittura sociale e complessa, che si connota per una nuova ricchezza espressiva e comunicativa. Accostarsi a questa attività, che presuppone un lavoro di condivisione di intenti, di raccolta e analisi di materiali, di progettazione condivisa, di stesura e di revisione incrociata, significa penetrare dietro il sipario dei manuali di studio, per comprenderne le strutture profonde; significa diventare buoni lettori di quei testi, in un gioco speculare dove la lettura non è che l’altra faccia della scrittura. Lavorare sui Contenuti Didattici Digitali significa aiutare gli studenti a prendere possesso di contenuti e strumenti, a superare la semplice logica trasmissiva dello studio per imparare a formulare le domande cui il tradizionale manuale non ha saputo dare risposta. Alla fine del dibattito ci sarà un intervento dei referenti di Europeana, la piattaforma digitale dell’UE per la valorizzazione del patrimonio culturale. “Monna Lisa” di Leonardo, la “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, le opere di Darwin e di Newton e la musica di Mozart sono alcuni dei contenuti di pregio del sito, al quale contribuiscono oltre 3000 istituzioni di tutta Europa.

Quale è il valore aggiunto del Content and Language Integrated Learning (CLIL) e del Technology Enhanced Language Learning (TELL)? Il workshop si colloca all’interno del recente quadro pedagogico e normativo in riferimento al valore aggiunto che le tecnologie e gli ambienti di apprendimento innovativi possono apportare ai processi di insegnamento e apprendimento delle lingue straniere. Durante questo incontro verranno mostrati esempi di progetti realizzati dalle scuole in questo ambito, mettendo in luce i processi, i prodotti e i risultati in termini di learning outcomes degli studenti e saranno forniti suggerimenti, risorse e materiali di immediata spendibilità in classe.

Durante il workshop, indirizzato a docenti e dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, si descriveranno gli strumenti offerti da eTwinning, le modalità di interazione con i colleghi europei e il TwinSpace, lo spazio di collaborazione a distanza. Ma si parlerà anche delle molte opportunità di formazione online e in presenza che il progetto europeo offre e dei gruppi di discussione messi a disposizione dei docenti iscritti alla piattaforma digitale. Dopo l’introduzione alla community, alcuni docenti e dirigenti scolastici racconteranno la loro esperienza con i gemellaggi europei, evidenziando l’impatto di eTwinning sull’innovazione della didattica. Saranno molti, dunque, i temi affrontati: dal project based learning alla didattica per competenze, dall’apprendimento incentrato sull’alunno alla cittadinanza attiva, dall’integrazione delle tecnologie nella didattica al peer learning, fino all’inclusione, alla formazione continua dei docenti e al concetto di internazionalizzazione della scuola. Condurrà l’incontro lo staff dell’Unità nazionale eTwinning Italia, in collaborazione con gli Ambasciatori eTwinning.

TuttoAlternanza è un progetto di formazione online pensato per rendere più efficaci i percorsi di alternanza scuola-lavoro. TuttoAlternanza mette a disposizione degli utenti una serie di strumenti, kit e informazioni utili a progettare e gestire con successo un percorso di alternanza. L’ambiente online propone attività in elearning su autoimprenditorialità, business planning, comunicazione, sicurezza e soft skills, allo scopo di supportare l’intero sistema scuola nell’avvicinamento alle aziende e nell’interazione con il mondo del lavoro. Questo incontro sarà l’occasione per capire le caratteristiche del progetto e per capire come la formazione costituisca una condizione fondamentale per il successo dell’operazione strategica di avvicinamento tra il mondo della scuola e quello del lavoro.

La “Didattica per Scenari” è un approccio che si prefigge di introdurre in classe pratiche didattiche innovative potenziate da un uso efficace delle tecnologie. Punto di partenza sono gli “scenari”, ovvero le descrizioni di contesti di insegnamento/apprendimento che incorporano una visione di innovazione pedagogica centrata sullo sviluppo delle competenze per il XXI secolo. Ogni “scenario” incorpora una differente visione e fornisce un set di indicazioni – le “Learning Activities” – attraverso le quali il docente arriva a scrivere e implementare il proprio personale progetto didattico, cioè la “Learning Story”.

L’incontro prevede l’allestimento di una sala oscura per la fruizione di contenuti in 3D stereoscopico sulle discipline di biologia, fisica, matematica e chimica. Lo scopo è quello di far conoscere risorse didattiche digitali che stimolino gli apprendimenti con un maggior coinvolgimento degli studenti.

 

Il workshop consentirà ai docenti partecipanti di sperimentare in modalità laboratoriale la progettazione di un’unità didattica che permetta di “curricolarizzare” la robotica educativa. I ricercatori Indire coinvolti in Coding@Scuola presenteranno il progetto, i suoi strumenti, le diverse interpretazioni e riflessioni emerse negli istituti che hanno sperimentato l’iniziativa, in particolare per quanto riguarda l’idea di costruire la coppia di progetto tra docente della scuola dell’infanzia e quello della scuola primaria. Verrà poi mostrato il mediatore robotico Cubetto di cui saranno spiegate le specificità e la possibile applicazione nella didattica. Gli iscritti progetteranno e sperimenteranno alcune attività con il supporto dei docenti che hanno preso parte alla sperimentazione, focalizzando criticità e punti di forza di quanto elaborato.

29/09/2017

La Toscana investe, da sempre, sull’educazione dei bambini a partire da un pieno riconoscimento del valore che i servizi da 0 a 3 anni rivestono in termini di educazione, formazione e socializzazione. Questo chiaro e persistente orientamento della politica nei confronti del tema dell’educazione dei bambini, accompagnati da una riflessione pedagogica attenta e aggiornata e da un coinvolgimento attivo e costruttivo delle risorse pubbliche e private presenti sul territorio e nelle comunità a favore di uno sviluppo delle esperienze sono gli elementi che hanno permesso la diffusione del cosiddetto “Approccio Toscano” (o “Tuscany Approach” , come amava chiamarlo uno dei suoi massimi ispiratori, il Prof. Enzo Catarsi) all’educazione della prima infanzia.

Tali elementi, che si sono sostanziati nella costruzione di una governance territoriale e regionale quale architrave del sistema, nella diffusione sul territorio delle risultanze della riflessione pedagogica e nell’integrazione tra il pubblico e il privato, finalizzata allo sviluppo quantitativo del sistema e alla qualificazione della progettazione dei servizi, sono quindi alla base dell’esperienza toscana di educazione e cura della prima infanzia.

Tuttavia l’”Approccio Toscano” non deve essere inteso come un modello che ha avuto una

diffusione in Toscana, quanto piuttosto l’interpretazione degli elementi che, nel quadro di un’esperienza anche molto variegata e diversificata, hanno una rilevanza maggiormente diffusa e trasversale nelle diverse esperienze toscane di servizi educativi per l’infanzia.

Ci sono alcuni elementi che costituiscono una sorta di minimo comune denominatore della gran parte delle esperienze e – come tali – possono essere considerati una sorta di orientamento condiviso che diventa fondativo dell’”Approccio Toscano”: l’attenzione alla buona progettazione dello spazio educativo; la centratura su una progettazione curriculare flessibile e aperta; l’investimento sulla partecipazione delle famiglie e sull’educazione familiare.

Stanti tali basi la continuità educativa da 0 a 6 anni rappresenta, da sempre, per la Toscana una prospettiva da conseguire nella convinzione dell’importanza di garantire ai bambini e alle famiglie un percorso educativo unitario, all’interno di una visione organica del sistema di istruzione e formazione.

Il recente decreto legislativo del 13 aprile 2017 n. 65, pone le basi per istituire un sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a 6 anni, attraverso l’individuazione di una cornice complessiva che definisce funzioni, regole e principi. In quest’ottica la Regione Toscana, a partire da ciò che è stato realizzato in questi anni, ha istituito tavoli di concertazione e di scambio interistituzionale al fine di realizzare il proprio sistema integrato da 0 a 6 anni.

PROGRAMMA

Saluti Istituzionali Cristina Grieco, Assessore Istruzione Formazione e Lavoro – Regione Toscana

Introduce e coordina Jessica Magrini – Regione Toscana

Interventi

L’approccio toscano all’educazione dei bambini

Aldo Fortunati – Direttore dell’Area Educativa (Servizi educativi per l’infanzia), Istituto degli Innocenti di Firenze.

Servizi per la prima infanzia tra educazione e cura

Alessandro Mariani – Professore ordinario di pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Firenze

 

Le esperienze sul territorio toscano

Donatella Giovannini – Responsabile del Settore Nidi e Servizi Integrati per l’infanzia del Comune di Pistoia, per l’attività di organizzazione, gestione e formazione insegnanti.

Lilia Bottigli – Psicopedagogista, responsabile della direzione e del coordinamento pedagogico-gestionale del sistema integrato pubblico/privato dei servizi educativi dell’infanzia 0/6, del Centro Risorse Educative e Didattiche (CRED) e del Centro Infanzia, Adolescenza e Famiglie (CIAF) del Comune di Livorno

Sura Spagnoli – Direttore Area Infanzia di Arca Cooperativa sociale

Chiara Lanni – Responsabile per il coordinamento e la gestione dei nidi d’infanzia appartenenti alla rete “liberidieducare” nell’area Pistoiese e per la formazione del personale in forza nei nidi d’infanzia e negli spazi 0-6 anni della rete

In generale l’apprendimento risulta più efficace se è ottenuto attraverso il “fare “(learning by doing); se la conoscenza viene veicolata attraverso la soluzione di problemi reali rimane nel bagaglio dello studente per un tempo maggiore e può essere utilizzata in altri contesti. Il PP&S (Problem Posing & Solving) è un metodo di insegnamento dinamico che pone lo studente di fronte a sfide e a problemi reali, il metodo viene messo in relazione con lo sviluppo di competenze. Nell’ambito matematico – scientifico la Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica ha promosso interventi nazionali volti ad aggiornare le competenze dei docenti e contemporaneamente a promuovere l’applicazione in aula dei risultati della formazione. Il progetto PP&S persegue il fine primario di attivare un processo di innovazione didattica basato sulla crescita di una cultura Problem Posing & Solving che investa trasversalmente la struttura disciplinare della matematica con un uso più maturo e consapevole delle tecnologie informatiche. La caratteristica fondamentale del progetto, diretto a tutti gli indirizzi di studio della secondaria di II grado, è lo svolgimento delle attività di formazione per docenti nell’ambito matematico-informatico in un “ambiente di apprendimento” costituito dall’integrazione di un ACE (Ambiente di calcolo Evoluto) con una piattaforma di erogazione/gestione/condivisione didattica. Vengono, quindi, presentati in questo Workshop alcuni risultati che dimostrano l’efficacia del metodo PP&S nell’ambito dell’insegnamento e dell’apprendimento della matematica e dell’alternanza tra lezioni frontali e utilizzo di piattaforme e-learning, in modo da creare un apprendimento che travalichi lo spazio fisico dell’aula e il l’orario della lezione, creando tre comunità di apprendimento, i docenti, gli studenti e i binomi docente-studenti della classe che interagiscono condividendo contenuti e problemi. (www.progettopps.it)

L’incontro intende affrontare il tema dell’interazione tra il sistema delle imprese piemontesi e le scuole secondarie superiori. I punti chiave sono i seguenti: costruire un’offerta formativa pubblica dedicata ai percorsi in apprendistato per tutti gli indirizzi previsti dall’istruzione superiore, il più possibile vicina alle esigenze di tutte le filiere produttive presenti sul territorio; organizzare una didattica flessibile mediante la progettazione di classi ad hoc per apprendisti o mediante percorsi singoli in classi ordinarie; realizzare un piano di sensibilizzazione e orientamento rivolto a studenti, famiglie, docenti, dirigenti scolastici e imprenditori per la promozione della cultura del lavoro come contesto di apprendimento.

Una didattica trasmissiva e tradizionale aiuta davvero i ragazzi a “imparare ad imparare”? Si riesce veramente a promuovere l’autonomia, l’esplorazione e la cooperazione accentrando nell’insegnante la responsabilità e la guida esclusiva dei processi d’apprendimento in classe? I partecipanti al workshop saranno coinvolti in percorsi operativi e didattici e,  attraverso video e testimonianze di colleghi che sperimentano da tempo l’apprendimento autonomo e il  peer tutoring, entreranno nel vivo di questi temi. Un’attenzione particolare sarà data al tutor, un insegnante che non valuta, ma che gioca un ruolo didattico e relazionale e che affianca lo studente nel suo percorso scolastico. Una figura di riferimento che ascolta, orienta, indirizza e media, svolgendo una funzione di coaching e di mentoring.

Questo workshop è dedicato a tutti gli insegnanti di scuola secondaria, anche senza competenze tecniche specifiche, che desiderino sperimentare nuove modalità didattiche e adottare un approccio accattivante e coinvolgente per gli studenti. Accompagnati dai ricercatori Indire che lavorano sul Coding@Scuola e da docenti esperti, i partecipanti potranno sperimentare con modalità laboratoriali, tramite linguaggi di programmazione e kit di robotica anche “fai da te”, alcuni percorsi didattici in grado di facilitare l’acquisizione di competenze curricolari anche trasversali.

L’incontro ha lo scopo di presentare l’approccio TEAL (Technology Enhanced Active Learning), una metodologia didattica progettata nel 2003 dal MIT di Boston e inizialmente pensata per l’insegnamento della Fisica agli studenti universitari che vede unite lezione frontale, simulazioni e attività laboratoriali su computer, per un’esperienza di apprendimento ricca e collaborativa. La classe TEAL, in cui spazi e tecnologie sono strettamente interconnessi, prevede una serie di strumenti tecnologici da utilizzare in spazi con specifiche caratteristiche, con arredi modulari facilmente riconfigurabili a seconda delle necessità. Attorno alla postazione centrale del docente sono disposti alcuni tavoli rotondi che ospitano gruppi di studenti in numero dispari e l’aula è dotata di alcuni punti di proiezione sulle pareti. Per favorire l’istruzione tra pari, i gruppi sono costituiti da componenti con diversi livelli di competenze e di conoscenze. Il docente introduce l’argomento con domande, esercizi e rappresentazioni grafiche. Poi ogni gruppo lavora in maniera collaborativa con l’ausilio di un device col quale effettuare esperimenti o verifiche.

Il workshop intende presentare i contenuti di due progetti finanziati dalla Regione Toscana per l’innovazione didattica, entrambi fondati su un approccio metodologico induttivo, basato su una logica laboratoriale, che porta a focalizzare l’attenzione sui processi di apprendimento piuttosto che sui prodotti dell’apprendimento.

La Rete delle Scuole Senza Zaino (http://www.senzazaino.it/) è una rete di livello nazionale che è stata avviata in Toscana nel 2002 e che intende diffondere il Modello Senza Zaino attraverso percorsi di formazione per docenti e formatori, il coordinamento zonale, la modernizzazione delle strutture di supporto, percorsi di accreditamento e certificazione e attività di valutazione. Il modello della rete senza zaino nasce dall’idea di realizzare una scuola diversa da quella tradizionale che è normalmente impostata sull’insegnamento trasmissivo e standardizzato impartito nei tipici ambienti definiti cells & bells (celle e campanelle), unidimensionali. Al contrario, Senza Zaino mira alla costruzione della scuola come comunità, luogo di condivisione, di cooperazione e co-costruzione del sapere attraverso la promozione di ambienti didattici innovativi. La Rete intende promuovere e sostenere l’incremento delle scuole toscane fino a raggiungere la “quota 100 scuole” nel 2020.

L’azione regionale Laboratori del Sapere Scientifico nasce nel 2010 in collaborazione con il mondo dell’Università e della Ricerca e delle associazioni professionali degli insegnanti, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, finalizzato alla costituzione, nelle scuole di ogni ordine e grado della Toscana di gruppi permanenti di ricerca/innovazione, denominati Laboratori del Sapere Scientifico. Finalità dell’azione è la costruzione, il monitoraggio e la valutazione di percorsi didattici innovativi nell’ambito dell’educazione scientifica e matematica finalizzati a garantire il successo formativo degli studenti e al contrasto della dispersione scolastica. I gruppi permanenti LSS costituiti da insegnanti di area scientifica, matematica e tecnologica hanno realizzato attività in servizio di formazione, ricerca, progettazione, realizzazione didattica e documentazione delle esperienze didattiche innovative raccolti nella Piattaforma regionale LSS WEB (www.regione.toscana.it/lss). Dal 2014 le scuole che hanno partecipato all’iniziativa LSS hanno dato vita alla Rete delle Scuole dei Laboratori del Sapere Scientifico, a cui attualmente aderiscono 90 scuole di ogni ordine e grado, quale strumento della sostenibilità e dell’implementazione dell’azione e che ogni anno sviluppa un progetto specifico per l’approfondimento della metodologia LSS per l’insegnamento e l’apprendimento delle discipline STEM.

 

PROGRAMMA

Saluti Istituzionali Cristina Grieco, Assessore Istruzione Formazione e Lavoro – Regione Toscana

Introduce e coordina Lara Porciatti – Regione Toscana

Interventi

A scuola Senza Zaino per una scuola comunità

Marco Orsi – Dirigente Scolastico ideatore del modello “Senza Zaino per una scuola comunità”

I Laboratori del Sapere Scientifico: un modello pedagogico didattico per la scuola dell’inclusione

Carlo Fiorentini – Presidente CIDI Firenze e membro del Comitato Scientifico LSS

 

Le esperienze Senza Zaino e LSS nelle scuole toscane

Silvia Baldaccini – Dirigente scolastico dell’IIS “A.M. Enriques Agnoletti” di Sesto Fiorentino (FI), scuola capofila della Rete delle Scuole dei Laboratori del Sapere Scientifico

Rossana Nencini – Docente IC Barberino di Mugello (FI)

Daniela Pampaloni – Dirigente Scolastico dell’IC ” G. Mariti “di Fauglia (LU), responsabile nazionale della Rete Scuola Senza Zaino

Luisella Nannetti – Docente IC Vannini Lazzeretti, Castel del Piano (GR)

È possibile conciliare l’obbligo normativo di inserire l’alternanza scuola-lavoro nei curriculi di tutti gli indirizzi di scuola secondaria di secondo grado con l’esigenza di far acquisire agli studenti la competenze chiave per l’apprendimento permanente “spirito di iniziativa e imprenditorialità”? Quale strategie possono mettere in atto le scuole per rispondere efficacemente a questa sfida? Quale vantaggio può trarre un impresa nel collaborare con la scuola nel co-progettare un curriculo che sia basato su un approccio school – work based learnig? Nel Workshop si evidenza la definizione che la comunicazione della Commissione Europea COM (2006) 33 esplicita e chiarisce per il concetto di imprenditorialità e si esaminano alcune azioni messe in atto a livello Nazionale ed Europeo che possono essere da guida alle scuole e ai docenti per orientarsi a trovare soluzioni rispondenti al contesto e alla tipologia di scuola. A livello Europeo sono presentati i risultati, ancora non definitivi, del progetto ICEE “The Innovation Cluster for Entrepreneurship Education” (2015-2018).
Vengono poi presentate due esperienze di alternanza scuola lavoro che attraverso strumenti digitali possono rispondere, anche solo in parte, ai quesiti iniziali: l’esperienza delle mini-imprese organizzate da JA Italia e quella di IFS (Impresa Formativa Simulata).

In anteprima nazionale la presentazione di “SPAN. Laboratorio per la Scuola del Futuro”. Il progetto, che aprirà a Lucca all’inizio del 2018, è realizzato dalla Fondazione Uibi e dall’Indire. Il workshop sarà l’occasione per presentare anche il progetto www.torinofascuola.it, un processo di riqualificazione completa di due edifici scolastici torinesi.

Il workshop presenterà tre progetti nazionali promossi e coordinati dal Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica in favore della promozione dell’educazione e della pratica musicale a scuola:

  • “Musica è scuola”
  • “Musica a scuola” (un’iniziativa che nasce dalla collaborazione fra il Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica e l’Indire, per la creazione di una una piattaforma web rivolta ad alunni, docenti e famiglie, con l’obiettivo di informare e condividere prassi didattiche in ambito musicale e supportare l’attività formativa degli insegnanti);
  • “Nessun parli”.

In accordo con quanto evidenziato nel rapporto EURIDYCE 2011 “Science Education in Europe”, il declino di interesse dei giovani nelle scienze, in particolare nella Fisica, è in parte dovuto alla rappresentazione delle discipline come una serie di fatti decontestualizzati lontani dall’esperienza di vita quotidiana. Il progetto nazionale LSOSAlab vede tra le principali motivazioni quella di dare ai docenti di materie scientifiche il supporto necessario per allestire e gestire attività pratiche e sperimentali, essenziali per stimolare l’attitudine al ragionamento scientifico e alla ricerca, anche prendendo spunto dall’esperienza quotidiana (laboratorio povero). Ha il fine di promuovere il cambiamento da una metodologia didattica prevalentemente deduttiva, adottata nella scuola, in una metodologia P&PBL (Project & Problem-based Learning), metodologia che può comunque convivere con la metodologia tradizionale e alternarsi nelle attività di classe. In questo Workshop viene presentata la piattaforma http://ls-osa.uniroma3.it per le discipline di Fisica, strutturata in un database di attività pratiche, proposte dai docenti dei Licei coinvolti, che vengono sottoposte a validazione da parte dell’Università e dagli stessi docenti (peer review) in modo da rendere la proposta (articolo) facilmente ed efficacemente fruibile da tutta la comunità. I tipi di attività che vengono proposte sono l’osservazione e l’interpretazione fenomenologica, la realizzazione di esperimenti, la realizzazione e l’uso di applet per il laboratorio virtuale, la progettazione e realizzazione di percorsi anche interdisciplinari.

L’innovazione nella scuola del futuro non può attuarsi se non cambiando la didattica e le metodologie per rendere lo studente sempre più protagonista del suo processo di apprendimento. Su questi temi, su come progettare, come “guardare la scuola anche con gli occhi degli studenti”, come supportare i docenti in questo cambiamento e per una scuola veramente innovativa, ImparaDigitale propone un momento di riflessione e di analisi, facendo proposte concrete presentando il Curriculum Mapping, una piattaforma ideata per la progettazione per competenze, creata da docenti per i docenti.

Nell’”apprendimento differenziato”, l’ambiente formativo viene progettato per promuovere un processo di apprendimento basato su esperienza, interdisciplinarità e ricerca tramite attività diverse svolte in contemporanea dagli studenti. L’insegnante accoglie differenze, promuove potenzialità, riconosce talenti e personalizza la proposta formativa, rendendo ogni alunno protagonista del proprio curricolo. Si co-progettano modi, spazi e tempi per gestire le attività di apprendimento differenziato organizzando specifici spazi in cui gli studenti, a rotazione, svolgono le attività. L’insegnante organizza con gli alunni le attività della giornata, che poi propone o fa scegliere a ciascun gruppo, concordandone durata e rotazione. L’autonomia nello svolgimento è possibile grazie alla presenza di strumenti di gestione e apprendimento (istruzioni per l’uso e schedari autocorrettivi). Al termine delle attività, ogni studente ha a disposizione una scheda per l’autovalutazione, che gli consente di registrare i progressi e i punti di debolezza del suo percorso.

Il workshop consentirà ai docenti presenti di sperimentare in prima persona una sessione di didattica laboratoriale centrata sull’uso della stampante 3D nella scuola dell’infanzia. Il workshop sarà tenuto dai ricercatori di Indire legati al progetto Maker@Scuola, che introdurranno gli aspetti metodologici e pedagogici analizzati durante il progetto di ricerca, e dalle docenti delle scuole partecipanti al progetto che esporranno le attività svolte in classe, sottolineando i punti di forza e le criticità che hanno dovuto affrontare. I docenti partecipanti al workshop avranno modo di disegnare con un software di disegno 3D e di stampare oggetti con le stampanti 3D presenti in aula.

I docenti e gli alunni effettueranno lezione su diverse discipline utilizzando gli strumenti tecnologici ed applicazioni software. Lo scopo è quello di coinvolgere i docenti partecipanti in situazione. Durante il worshop verranno mostrati esempi pratici di didattica collaborativa e cooperativa mediante l’utilizzo della tecnologia.

 

Nell’ambito delle politiche della Regione Toscana per l’educazione e l’istruzione si è molto investito negli ultimi anni per lo sviluppo e il rafforzamento della governance territoriale, considerata come sistema di relazioni, processi e responsabilità che costituisce la base fondamentale da cui scaturiscono gli interventi della programmazione nei territori.

In questa logica si è fortemente promosso il ruolo delle Conferenze Zonali per l’Educazione e l’Istruzione -raggruppamenti sovracomunali e subprovinciali- che vengono individuate come ambito territoriale ottimale per la programmazione in materia, riprendendo il concetto di sistema regionale integrato per il diritto all’apprendimento costituito “dall’insieme dei soggetti pubblici che programmano e curano la realizzazione delle azioni e degli interventi regionali e locali volti alla promozione delle attività di educazione, istruzione, orientamento e formazione che contribuiscono a rendere effettivo il diritto all’apprendimento per tutto l’arco della vita”.

Facendo leva sui principi di integrazione e sussidiarietà, si è agito per portare a sistema il lavoro dei diversi soggetti istituzionali e non, in modo da far convergere verso obiettivi condivisi le politiche, le competenze, gli interventi e le risorse -finanziarie, umane, strumentali- e puntare ad accrescere l’efficacia degli interventi e la sempre maggior corrispondenza di questi alle criticità che si manifestano.

In questo disegno complessivo di rilancio delle Conferenze zonali per l’educazione e l’istruzione, si iscrivono le numerose azioni che la Regione Toscana ha intrapreso in questi anni in tema di educazione e istruzione, prima fra tutte quella relativa ai Progetti Educativi Zonali -P.E.Z..

I Progetti Educativi Zonali, concepiti come risposta integrata ai bisogni dei territori, permettono la realizzazione da parte dei comuni in co-progettazione con le scuole di attività rivolte ai ragazzi in età scolare (per prevenire e contrastare la dispersione scolastica, promuovendo l’inclusione di disabili e stranieri e contrastando il disagio scolastico, nonché per promuovere esperienze educative/socializzanti durante la sospensione del tempo scuola).
PROGRAMMA

Saluti Istituzionali Cristina Grieco, Assessore Istruzione Formazione e Lavoro – Regione Toscana

Introduce e coordina Sandra Traquandi – Regione Toscana

Interventi

I progetti educativi zonali della Regione Toscana come strumento per il successo scolastico

Luigi Mangeri – Coordinatore del Centro Risorse Educative e Scolastiche della Zona Valdarno Inferiore.

Programmazione territoriale e istituzioni scolastiche: un binomio vincente

Domenico Petruzzo – Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana

 

Le esperienze sul territorio toscano

Riccardo Niccolai – Coordinatore del progetto PEZ Insieme si Può Scienza Ludica – Istituto Fedi Fermi di Pistoia

Marzio Cresci – Referente della struttura di supporto tecnico organizzativo della zona senese e coordinatore del progetto “Le Comunità Educative della Zona Senese” della Conferenza Senese per l´Istruzione e l´Educazione.

 

Elena Falaschi – Coordinatrice “Educazione e Scuola” della Zona Empolese Valdelsa, Centro Studi “Bruno Ciari” di Empoli (FI)

Cecilia Frosoni – Referente Coordinamento pedagogico dei Centri di Alfabetizzazione, Comune di Firenze

Durante il laboratorio di coralità e improvvisazione si insisterà sul significato di “qualità vocale”, sulla partecipazione del corpo e sull’uso dello spazio per abituare a una relazione dinamica e vitale con se stessi e con il gruppo. Il lavoro sarà incentrato sull’improvvisazione corale e sullo sviluppo dell’ascolto, con l’obiettivo di evocare situazioni emotive o di creare ritmi e armonizzazioni sopra cui si inseriranno canzoni o frasi melodiche, dando spazio alla capacità del gruppo, di volta in volta, di “passarsi la parola”. Il senso del lavoro è legato alla possibilità che ogni persona diventi “autore” in piena autonomia, come in uno stormo di volatili in cui ogni singolo uccello segue alcune semplici regole, come regolare la propria velocità su quella degli altri o mantenersi a distanza di sicurezza dai compagni di percorso, per creare insieme una forma che potenzi il proprio volo, con un fenomeno di auto-organizzazione interna e dinamica. Anche lo spazio sarà utilizzato in relazione a ciò che accadrà e alle necessità concrete che emergeranno.

L’incontro sarà l’occasione per illustrare il progetto SAILOR, la nave dell’Orientamento ai mestieri e alle professioni del mare, un’iniziativa unica nello scenario dell’orientamento alle “Professioni del Mare”, fortemente voluta dalla Regione Liguria. SAILOR offre ai giovani partecipanti l’occasione di vivere una forte e significativa esperienza orientativa e formativa in alternanza scuola/lavoro, di più giorni, a bordo di una nave ammiraglia della Compagnia di Navigazione Grandi Navi Veloci S.p.A., per stimolarne la curiosità nell’approfondire sbocchi lavorativi sui quali non sempre è data loro l’opportunità di riflettere. Il progetto ha l’obiettivo di promuovere fra i giovani la cultura e la conoscenza del mondo del lavoro in mare e nel porto, evidenziando la necessità di collegare filiere produttive e formative. A bordo, inoltre, viene svolta una specifica attività di formazione per gli insegnanti accompagnatori, che sono coinvolti in momenti di confronto con gli esperti del mondo del mare e il personale di bordo.

 

Gli Istituti Tecnici Superiori sono nati nel 2010 per formare tecnici altamente specializzati in aree strategiche per lo sviluppo del Paese e rappresentano la prima esperienza italiana di offerta formativa terziaria professionalizzante non universitaria. L’Indire sta conducendo un’attività di ricerca sugli ITS, con l’obiettivo di fornire alla comunità scolastica e al mondo del lavoro esempi di una contaminazione autentica e virtuosa tra sistema formativo e mondo produttivo. In questo workshop saranno presentati gli esiti della ricerca condotta su un campione di ITS, che riguardano i seguenti aspetti: esempi e strumenti organizzativi e didattici; sviluppo delle soft skills e competenze degli studenti.

Il workshop si sviluppa alternando interventi di docenti e dirigenti di scuole che hanno apportato modifiche significative al calendario o all’orario scolastico. Verranno proposti, in sessioni dinamiche e interattive, i tratti salienti e gli elementi chiave dell’Idea “Uso flessibile del tempo scuola (compattazione del calendario scolastico)” facente parte della galleria delle “Idee di Avanguardie educative”. Le proposte presentate sono indirizzate a dirigenti e docenti che hanno maturato la necessità di disporre di tempi più flessibili per la realizzazione di attività basate sulla promozione di competenze, per l’introduzione di metodologie didattiche attive e per la valorizzazione dei diversi stili di apprendimento degli studenti.

Un insegnamento delle scienze context based (denominato anche approccio STS, ovvero Science-Technology-Society) crea una linea di connessione tra lo studio e la vita quotidiana e sviluppa negli studenti la responsabilità sociale e il pensiero critico per quanto riguarda gli aspetti ambientali ed etici. L’obiettivo dell’educazione scientifica è quello di rendere gli studenti futuri cittadini responsabili in grado di capire le interazioni tra la scienza e la tecnologia nella società attuale. In questo workshop verranno presentate, nell’ambito del progetto nazionale LSOSAlab, alcune best practice attuate nelle scuole coinvolte nel progetto. Verranno poi presentati esempi di “laboratorio povero”, inteso come attività laboratoriale che si può fare in aula con strumenti e materiali facilmente reperibili nella quotidianità. Nell’ambito della didattica informale ed extracurriculare, verrà introdotta l’iniziativa “Science in a box”: una serie di kit didattici realizzati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla scienza. In particolare verrà illustrata l’attività laboratoriale “Plant Science box”: Cosa nascondono le piante al loro interno? Quali sono i principali nemici delle colture? Cosa sono i virus? Cosa accade quando attaccano le piante? Una raccolta di esperimenti, differenziati per ogni età – dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado – accompagnati da attività sperimentali su temi di biologia e scienze naturali per accendere nei ragazzi la curiosità verso il mondo che ci circonda.

La costruzione della via italiana al sistema duale ha delineato un nuovo scenario che coinvolge Istituzioni Formative, Imprese, Consulenti, Associazioni Datoriali e Sindacali, Regioni e Province Autonome, nello sforzo congiunto di mettere in relazione il sistema dell’Istruzione e della Formazione con il mondo del Lavoro. Pur prendendo spunto dal più maturo sistema duale tedesco, il Sistema Duale italiano ha proprie caratteristiche e fa riferimento a un tessuto economico e sociale significativamente diverso. Il workshop vuole essere un’occasione di riflessione e critica costruttiva sulle politiche e sugli strumenti sinora adottati nel quadro delle politiche regionali per favorire le transizioni scuola–lavoro, approfondendo il ruolo e le potenzialità ancora inesplorate delle reti scuola-imprese anche nel quadro di Industria 4.0, al fine di rilanciare una discussione a livello nazionale su questi strumenti di policy.

Come cambia l’insegnamento della Filosofia nella società della conoscenza? In che modo l’apprendimento della Filosofia promuove una scuola aperta, inclusiva, innovativa in un mondo globale? A partire dai temi di rinnovamento didattico proposti nel Documento elaborato dal Gruppo tecnico-scientifico del MIUR per promuovere “la filosofia per tutti” e migliorarne la qualità, nel corso del workshop si dialogherà con i docenti su metodologie e pratiche didattiche come critical thinking e debate, didattica per competenze e interdisciplinarità, scrittura argomentativa e CLIL, digital humanities e risorse di apprendimento. In particolare saranno presentati e discussi: il monitoraggio sull’insegnamento/apprendimento della Filosofia, il Sillabo per competenze, esperienze didattiche realizzate nelle scuole su Filosofia e CLIL, Filosofia e Alternanza Scuola Lavoro, Filosofia e Debate. L’obiettivo principale del workshop è di avviare su tali proposte e in una dimensione internazionale progetti, percorsi e azioni in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile presenti nell’Agenda 2030 dell’ONU e con la nuova visione di educazione delineata dal World Education Forum dell’UNESCO nella “Incheon Declaration Education 2030:Towards inclusive and equitable quality education and lifelong learning for all”.

La Legge 107/2015 ha sollecitato in Italia una maggiore sinergia tra il mondo della scuola e quello del lavoro, introducendo l’obbligatorietà dei percorsi di alternanza per tutte le scuole secondarie di secondo grado. Il ciclo di vita dell’Alternanza è oggi costituto da un insieme di azioni e processi che necessitano di una riflessione culturale che sappia coinvolgere la scuola, anche allo scopo di intercettare l’innovazione e rinnovare l’architettura di saperi e competenze. Che ruolo giocano, nella cornice di questo cambiamento, gli attori del mondo del lavoro? In discussione è il modello educativo della lezione frontale, culturalmente radicato ma che necessita di importanti adeguamenti e trasformazioni. Nuove opportunità didattiche, metodologiche e organizzative sono oggi rese disponibili dalle esperienze legate al sistema produttivo e dei servizi. Le dimensioni dell’alternanza che verranno raccontate in questo workshop propongono soluzioni innovative per l’articolazione di contenuti e l’utilizzo di metodologie: dalla Financial Literacy alla monetica e al Design Thinking che, per la scuola, rappresentano esempi cui attingere per la trasformazione del curricolo.

 

Si tratta di progetti di promozione dell’esperienza musicale precoce nei servizi educativi, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria che nascono dall’idea di offrire ai bambini, fin dalla più tenera età, la possibilità di avvicinarsi alla musica in modo naturale portando all’attenzione delle famiglie, delle istituzioni e delle scuole la grande importanza dell’arte e della esperienza musicale. Vi collaborano tanti musicisti e i più importanti esperti formatori a livello nazionale che hanno organizzato attività musicali pensate appositamente per i più piccoli, laboratori e occasioni di formazione rivolte a educatori, operatori e famiglie ed organizzate in modo integrato fra :

  • Laboratori per bambini presso nidi, scuole d’infanzia e scuole primarie;
  • Attività di formazione specifica per educatori insegnanti  e genitori;
  • Concerti e spettacoli in cui artisti e promotori lavorano a titolo gratuito ed i cui proventi sono utilizzati per finanziare progetti musicali gratuiti per la prima infanzia.

Le metodologie adottate sono diverse (a cura degli esperti e formatori che vengono invitati a far parte del progetto), ma l’esperienza sul campo di molti insegnanti fa si che vengano create nuove metodologie, frutto di un lungo percorso di conoscenza e applicazione. A tutt’oggi Nidi di Note ha attivato 36 percorsi gratuiti nei nidi e nelle scuole dell’infanzia del Comune di Bologna e 20 percorsi nelle scuole elementari. Sono stati attivate inoltre 7 Master Class frequentate da educatori, insegnanti e genitori.

Le associazioni e gli artisti che hanno collaborato, sostenuto e prestato la loro opera per Nidi di note e Note elementari sono: Sonia Peana, Paolo Fresu , Vasco Rossi, Quartiere Savena, ARCI Benassi,  Chialab, Squeezezoom bottega, Milena Vukotic, Ada Grifoni, Anton Berovski, Piero Salvatori, Nico Ciricugno, Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta, Paola Turci, Elena Annovi, Stefano Bagnoli, Roberto Cipelli, Stefano Nosei, Chiara Sintoni, Paolo Somigli, Bruno Tognolini, Alessandro Sanna, Alessandro Delpiano, Beppe Chia, Licia Navarrini, Roberto Cabras, Andrea Melega, Luigi Mosso, Daniele Franchi, Pino Ninfa, Luca Devito, Gaetano Curreri, Fabrizio Foschini, Daniele Di Bonaventura, Silvia Testoni, Vito Baroncini, Gianni Grassilli, Fabrizio Dall’Oca, Giorgio Minardi, Cristian Buccioli, Marco Ghilarducci, André Casaca, Gabriella Sartini, Libero Farné, Bruno Nataloni, Ornella Vanoni, Federico Poggipollini.

 

Contenuti del workshop:

  • Presentazione del progetto dalla nascita in tutte le sue fasi
  • Presentazione di “Note elementari” e suoi sviluppi
  • Spunti pedagogici e metodologie utilizzate
  • Proiezione di video sulle attività
  • Attività e dimostrazione pratica di una unità di apprendimento laboratoriale di ascolto e di produzione sonora con l’ausilio di strumenti musicali.

Il workshop permetterà ai docenti di comprendere gli elementi che caratterizzano la costruzione di un curricolo che integra disciplinare e extradisciplinare (“Oltre le discipline” è una delle idee del movimento di innovazione delle Avanguardie educative) e di progettarne la replicabilità nella propria classe. Gli insegnanti acquisiranno gli strumenti per la progettazione di un curricolo verticale che lega teoria, pratica e tecnica. Il workshop si concretizzerà nella realizzazione di itinerari progettuali volti a costruire spazi di esperienza ad alto potenziale motivazionale e “atelier di mestiere”, favorendo il superamento di un modello trasmissivo di scuola centrato solo sulla conoscenza teorica.

Il workshop consentirà ai docenti partecipanti di sperimentare in prima persona una sessione di didattica laboratoriale centrata sull’uso della stampante 3D nella scuola primaria. L’incontro sarà tenuto dai ricercatori di Indire afferenti al progetto Maker@Scuola (Primaria3D), che introdurranno gli aspetti metodologici e pedagogici del progetto di ricerca, e dalle docenti delle scuole partecipanti al progetto, che esporranno le attività svolte in classe, sottolineando i punti di forza e le criticità che hanno dovuto superare. I docenti partecipanti al workshop avranno modo di disegnare con un software di disegno 3D e di stampare oggetti con le stampanti 3D presenti in aula.

Il workshop mira a far conoscere gli strumenti hardware e sofware di creazione e fruizione di contenuti in realtà virtuale e aumentata. Durante l’incontro verrà realizzato un tour virtuale degli spazi espositivi di Fiera Didacta da condividere in tempo reale sul web.

Compìta è un progetto pilota finalizzato a promuovere l’innovazione didattica dell’italiano nel secondo biennio e nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, sostenuto da un protocollo del MIUR, Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici, con l’Università di Bari capofila, che ha coinvolto in una sperimentazione triennale altre dieci università e quarantacinque scuole di secondo grado (licei, istituti tecnici e istituti professionali), selezionate su tutto il territorio nazionale. Compìta ha proposto un modello d’insegnamento della lingua e soprattutto della letteratura italiana che vede nella didattica per competenze una necessità ineludibile anche nel campo delle discipline umanistiche e che mira pertanto a sviluppare competenze in italiano – da qui il titolo del progetto: Comp-Ita, ovvero le Competenze dell’italiano. Per favorire la riappropriazione del testo da parte degli studenti, attraverso un percorso di comprensione, analisi, interpretazione dell’opera letteraria, la cooperazione tra docente e studente, richiesta da una didattica laboratoriale e dalla ricerca-azione, diviene fattore strategico nel processo di insegnamento-apprendimento linguistico-letterario e obiettivo prioritario di un’adeguata formazione dei docenti di lettere. Il workshop presenta alcuni risultati del progetto: documenti e contributi teorici, materiali didattici, attività di formazione per i docenti, prodotti realizzati dalle scuole nel corso degli anni in diversi seminari nazioni e interregionali, il sito internet del progetto. Parteciperanno alcuni componenti del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto, alcuni dei docenti e degli studenti protagonisti delle attività svolte.

Collegare le scuole alla rete non è solo un problema tecnologico, ma anche culturale, da affrontare con professionalità adottando le giuste soluzioni tecnologiche. La questione deve soprattutto riguardare un ripensamento generale della componente didattica e amministrativa delle scuole. Il progetto “Riconnessioni” che la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo sta sviluppando a Torino e in Piemonte ha proprio lo scopo di connettere e innovare le scuole del primo ciclo con un approccio “olistico”, dalla fibra ottica alla formazione dei docenti.

Come si valutano i processi innovativi? Come la valutazione può contribuire alla promozione di processi innovativi della didattica disciplinare e degli ambienti di apprendimento?
Il tema della valutazione sarà approfondito attraverso una duplice ottica: quella collegata ai processi promossa da Indire, le cui ricerche muovono nella direzione di una didattica basata sull’indagine, l’esplorazione e sulla trasformazione degli ambienti di apprendimento come elementi fondanti per favorire lo sviluppo dell’innovazione. Una visione più orientata a mettere in luce gli aspetti legati agli esiti (a cura di Invalsi) che, a partire dalla rilevazione dei test e la formulazione dei relativi items, mostrerà quali sono le opportunità che si presentano per rinnovare la didattica disciplinare.

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