Si è svolto  ieri, giovedì 18 ottobre, il convegno internazionale “Piccole scuole, grandi comunità. Viaggio attraverso la dimensione narrativa delle scuole di piccole dimensioni e modelli di sviluppo locale”.

Nel corso del convegno sono state approfondite alcune delle tematiche relative all’accordo siglato nel giugno scorso da Anci e Indire per potenziare il rapporto tra scuola e territorio e identificare i bisogni e avviare sperimentazioni didattiche nei diverse realtà isolate.

«Questo convegno – sottolinea Cristina Giachi, Presidente della Commissione Istruzione ANCI – ha offerto l’opportunità di aprire un dibattito sulle Piccole scuole come comunità portatrici di valori per i piccoli Comuni. Diviene importante a questo punto definire il Piano istruzione previsto dalla legge 158 del 2017 sui piccoli Comuni  che può rappresentare lo strumento adatto per sostenere il rilancio dei piccoli comuni e delle aree montane e rurali anche attraverso un sistema scolastico migliore a tutti i livelli e favorendo la mobilità sostenibile, la residenzialità e l’erogazione efficace di servizi. In questa direzione va anche il recente protocollo di intesa – ha ricordato la Presidente – sottoscritto tra Anci e Indire che ha l’obiettivo di individuare le buone pratiche e mettere in campo le opportune azioni per mantenere le scuole situate nei territori geograficamente isolati. Si inizia con l’individuare i bisogni delle piccole scuole poste nelle zone rurali e montane per poi avviare sperimentazioni didattiche che favoriscono tecnologie digitali. Una sperimentazione nelle scuole – ha concluso Giachi – che ha come fine ultimo quello di contribuire all’effetto spopolamento».

«Il convegno di Didacta – dichiara Giovanni Biondi, Presidente di Indire – ha contribuito a favorire il dialogo tra i vari attori impegnati nell’attuare processi di miglioramento nell’ambito delle Piccole Scuole. In tal senso, l’accordo tra Indire e Anci rappresenta un’opportunità interessante per le sinergie che si possono attuare in tema di ricerca educativa e di diffusione delle azioni nei territori. L’intesa, realizzata nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Piccole Scuole, guarda gli obiettivi della legge 158/2017 per indirizzare i Piani di Istruzione nei piccoli comuni. Un impegno che si pone in continuità con le attività avviate da Indire da alcuni anni per favorire la sperimentazione di metodologie didattiche innovative in queste realtà. Ad oggi sono più di 90 gli istituti che hanno scelto di condividere azioni e valori aderendo al Movimento delle Piccole Scuole, con l’intento di contrastare il fenomeno dello spopolamento e della dispersione scolastica. Stiamo parlando di scuole dislocate nei luoghi più isolati, montani o nelle isole, e non semplicemente di scuole piccole a livello strutturale. Questi istituti svolgono una funzione fondamentale nella comunità perché mantengono un presidio educativo e culturale, coniugando la valorizzazione del territorio e la qualità dei piani di istruzione».

«Importantissimo incontro di Firenze – dichiara Massimo Castelli, coordinatore ANCI Piccoli  Comuni – viene focalizzato uno degli aspetti più importanti per le piccole comunità che si lega alla presenza ed alle famiglie: il tema delle piccole scuole. Non riuscire a garantire i servizi scolastici nelle aree marginali e nelle aree interne è un altro motivo di spopolamento. Non può essere che quattro numeri costringano i territori a perdere i servizi scolastici. Dobbiamo fare lo sforzo di ripensare anche i livelli scolastici, come vengono gestiti gli istituti omnicomprensivi, come l’ordinamento scolastico si deve adattare alle esigenze delle piccole comunità con le esperienze già portate avanti. Anci è assolutamente coinvolta. Lavoro, servizi scuola sono i pilastri per mantenere le comunità sui territori. Se togliamo la scuola vanno via le famiglie. Questo si sposa con il fatto che i Comuni sono in prima linea per dotare tutti gli istituti scolastici degli accorgimenti antisismici, tanti stanno provvedendo. Ma per chi lo facciamo questo investimento se poi nel giro di due tre anni magari non ci sono più bambini e chiude la scuola?Bisogna anche ripensare alle tantissime scuole dei piccoli comuni che potrebbero diventare laboratori didattici per alte scuole più numerose».

«Per i piccoli Comuni – dichiara Federico Gori, coordinatore ANCI Piccoli Comuni Umbria – il tema della scuola è indispensabile. Per noi esso rappresenta comunque un tassello fondamentale dell’Agenda Controesodo che Anci ha messo a punto da tempo, per contrastare lo spopolamento delle piccole comunità e delle Aree interne. Proprio nel momento in cui si parla tanto di strategia per le Aree interne, per le zone a rischio invecchiamento e spopolamento, torna indispensabile investire sulle scuole perché senza questo perno fondamentale la strategia stessa non potrà avere le gambe per andare avanti».

 

DATI SULLE PICCOLE SCUOLE 

In Italia sono 1.669 gli istituti scolastici che possono essere collocati tra le “piccole scuole”,  con 110.673 docenti coinvolti. Il dato tiene conto solo dei territori montani e isolani, ma non di altre realtà delle aree interne nelle regioni non comprese in questi contesti.

I plessi scolastici (tra scuole primarie e secondarie di I grado) coinvolti sono 5.216, con una presenza maggiore in Lombardia e Calabria, seguiti da Piemonte, Sardegna e Campania. Il numero totale di studenti coinvolti tra primaria e secondaria di primo grado è di 505.658 con una media di studenti per plesso di 96,94. Nelle scuole montane e isolane si contano 1131 pluriclassi – di cui fanno parte 15.741 alunni – con una media di 13,91 per classe e una composizione variabile: ogni anno vengono riuniti alunni in una stessa classe con differenze che vanno dai 2 ai 5 gradi scolastici.