Fiera Didacta Italia ospita nel Padiglione Spadolini (piano inferiore) due mostre: “Infanzia e scuola” fin dalla sua nascita a cura di Indire e il “Tuscan Approach” a cura dell’Istituto degli Innocenti. La mostra a cura di Pamela Giorgi e Irene Zoppi di Indire ripercorre la scuola dell’infanzia a partire dal 18 marzo del 1968, ovvero da quando nacque la scuola dedicata ai più piccoli (legge n.444).La mostra propone, attraverso immagini provenienti dall’Archivio Storico Indire, la sua nascita ed evoluzione avvenuta negli ultimi 50 anni. Le prime ‘Scolette’ e ‘Custodie’ per bambini, a carattere privato o religioso, per favorire la disponibilità lavorativa delle donne, nacquero tra il settecento e l’ottocento. In seguito si diffondono gli ‘asili infantili’ privati e gratuiti, ideati da Don Ferrante Aporti e i ‘Giardini d’infanzia’, ispirati al pensiero di Friedrich Froebel. Tuttavia, ancora nella metà dell’800, la Legge Casati, disciplinante il sistema scolastico dello Stato unitario, non contempla l’educazione dai 3 ai 6 anni: gli asili rimangono prevalentemente gestiti dalle opere pie sotto la competenza del Ministro degli interni.

È solo all’inizio del Novecento, grazie a due pioniere dell’innovazione didattica, le sorelle Agazzi, che si inizia a parlare di ‘scuola materna’. Il termine per definirla deriva dalla parola maternage, esplicitante il lavoro di cura del bambino, considerato centrale nell’attività educativa dell’insegnante come continuità dell’assistenza materna. Un concetto discusso quello connesso al ‘maternage’, dal momento che, più o meno contemporaneamente, Maria Montessori nell’esperienza condotta all’interno delle sue ‘Case dei bambini’, sposta il focus della propria attività sul bambino e sulla sua spontanea capacità di apprendere in un ambiente appositamente pensato e scientificamente studiato, che ha poco a che vedere con una cura puramente ‘materna’.

Quanto all’intervento statuale, si deve attendere la Riforma Gentile (1923), che inserisce ufficialmente nel sistema scolastico la ‘Scuola Materna’: vi si può accedere all’età di 3 anni, ma rimane non statale e facoltativa. Nel dopoguerra, all’interno dell’ampio dibattito sulla Scuola, si affronta anche il ruolo che lo Stato dovrebbe ricoprire nei confronti della scuola per l’infanzia: è un percorso lungo che approda, nel 1968, alla Legge n. 444, che prevede l’istituzione della ‘Scuola Materna Statale’. In seguito, la Legge n. 97 del 1994, statuisce ‘l’Istituto Comprensivo’, determinando il coinvolgimento totale della scuola dell’infanzia nella costruzione del curricolo.

Sarà la Legge n. 53 del 2003 (Legge Moratti), a introdurre il termine ‘Scuola materna’, al fine di ribadirne il ruolo principe di «luogo educativo in cui i bambini devono iniziare a sviluppare le loro abilità e acquisire competenze cognitive, affettive e sociali», guidati da personale scientificamente formato.

Arriviamo infine ai giorni nostri: è in corso l’attuazione del Dlgs. n. 65 (2017) finalizzato ad istituire un «sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a 6 anni», per riconoscere, non più solo alla scuola dell’infanzia, ma a tutti i servizi ad essa dedicati, il valore centrale d’istituzioni educative.

L’altra mostra, realizzata dall’Istituto degli Innocenti di Firenze, racconta invece un aspetto più contemporaneo: Il Tuscan Approach all’educazione dei bambini, una esperienza aperta al dialogo.

L’attenzione rivolta al Tuscan Approach all’educazione dei bambini – a partire dal primo volume pubblicato nel 2011 a cura di Aldo Fortunati e Enzo Catarsi – si è sviluppata e concretizzata più recentemente in molte diverse situazioni che hanno costituito lo spunto per confrontarsi con altre realtà, anche a livello internazionale. In continuità con queste prime esperienze, l’Istituto degli Innocenti ha rilanciato la valorizzazione del Tuscan Approach attraverso una serie di azioni specifiche legate in generale al tema della documentazione e diffusione delle conoscenze.

Da questo ha preso forma il progetto di un allestimento espositivo cui hanno partecipato con specifici contributi ben 30 organizzazioni toscane. Le aree tematiche del Tuscan Approach che, non deve essere pensato come un modello, ma come la valorizzazione di quegli elementi che, nel quadro dello sviluppo molto variegato e diversificato dei servizi educativi per la prima infanzia, hanno avuto un rilievo maggiormente trasversale nelle diverse esperienze toscane, ovvero: Governance e coordinamento del sistema integrato; formazione di base e in servizio degli educatori; progettazione dello spazio educativo; curriculum flessibile e aperto; partecipazione ed educazione familiare.