Un interessante approfondimento su Fiera Didacta Italia 2018, grazie ad un’intervista pubblicata su “Tuttaun’altrascuola” a Giovanni Biondi, Presidente Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, che è partner scientifico della manifestazione: oltre 150 eventi tra workshop e convegni dedicati all’innovazione didattica.

Leggi di seguito l’intervista:

“Cento workshop intensivi, 19 convegni e oltre 25 incontri con le aziende: sono alcuni numeri della seconda edizione di fiera Didacta Italia.

La manifestazione torna a Firenze, alla Fortezza da Basso, dal 18 al 20 ottobre 2018. In Italia è senza dubbio il più importante evento fieristico internazionale sul tema della scuola. Una manifestazione dedicata esclusivamente agli operatori scolastici (presidi, insegnanti, personale amministrativo, etc) che potranno confrontarsi secondo modalità innovative e su un ampio ventaglio di argomenti. A curare il programma scientifico della fiera Didacta è Indire (Istituto Nazionale Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione che, negli ultimi anni, si sta impegnando su più fronti per il superamento della didattica tradizionale. E proprio su questo si concentrerà anche la prossima edizione di Didacta Italia, come ci anticipa Giovanni Biondi, presidente di Indire.

Didacta, fiera nazionale della didattica, giunge quest’anno alla sua seconda edizione: quali sono le novità che avete introdotto e quali invece le conferme? 

In continuità con l’anno scorso è anzitutto l’obiettivo della fiera, cioè stimolare processi di innovazione della scuola a 360°, dagli ambienti didattici alle modalità di insegnamento. A differenza della prima edizione, abbiamo privilegiato i workshop intensivi, poiché gli insegnanti si orientano di più sulle attività immersive dove è possibile immediatamente fare pratica. Non ci saranno talk, ma solo dibattiti e convegni. Inoltre, quest’anno la fiera è suddivisa per livelli scolastici e non per temi, affinché i partecipanti possano orientarsi più facilmente. Altra importante novità è che tra i livelli scolastici abbiamo inserito pure il target 0-6 anni.

Didacta si rivolge esclusivamente agli operatori scolastici. Com’è la loro risposta?

Direi che è ottima. C’è molto interesse intorno a questi temi, tanto che, a poco più di una settimana dall’apertura delle iscrizioni, abbiamo già oltre 600 prenotazioni. Anche il numero dei workshop è ulteriormente cresciuto, per ampliare ancora di più l’offerta fieristica.

Oggi sembra sempre più necessario ridefinire il modello di scuola tradizionale. Perché ci troviamo in questa condizione di crisi?

In Italia abbiamo un modello scolastico datato, lo stesso che si riperpetua da decine e decine di anni, mentre gli studenti cambiano e così le strategie cognitive. Ovunque si percepisce la necessità di passare da un ambiente costruito per l’insegnamento ad un ambiente costruito per l’apprendimento, mettendo al centro lo studente. Proprio per questo Indire ha creato Avanguardie Educative, un movimento culturale per il rinnovamento della scuola, che ad oggi raccoglie più di 800 progettualità in ogni parte d’Italia.

Sempre di più si conferma l’importanza dell’educazione esperienziale, dell’apprendere attraverso il fare e l’esperire, mettendo in gioco l’azione, le mani, l’esperienza diretta anche fuori dalla classe, magari nella natura; quanto è importante per lei questo aspetto e potrebbe essere vincente per un nuovo modello educativo? E quale l’importanza di superare il modello della convenzionale lezione frontale?

L’innovazione può partire da tanti elementi: ci sono scuole che capovolgono il paradigma educativo, pratica in classe e teoria a casa al posto dei compiti; alcuni istituti riorganizzano gli spazi della scuola per stimolare l’apprendimento; altri propongono un uso intelligente della tecnologia; altri ancora stimolano le esperienze fuori dalla classe, nella natura. Modalità differenti che hanno come tratto comunque quello di uscire dal modello convenzionale, ormai obsoleto, della lezione frontale. Questo non vuol dire che la lezione frontale non debba più esistere del tutto: conserva un senso ad esempio nei licei. Soprattutto nei primi ordini di scuola, però, è necessario guardare oltre, come ci insegnano le tante esperienze delle Avanguardie educative”.

Fonte e credits: Tuttaunaltrascuola.it