In questa area si affronta il tema della trasformazione del modello scolastico basato sulla trasmissione del sapere e sulla centralità della lezione. Si tratta di un tema centrale nell’ambito del processo di innovazione che sta attraversando la scuola non solo in Italia.

I workshop elencati in questa area presentano proposte ed esperienze realizzate nelle scuole di ogni ordine e grado, nel segmento 0-6 oltre che nella formazione degli adulti. Si tratta quindi di workshop che presentano l’innovazione del modello scolastico da diversi punti di vista e con diverse metodologie. L’obiettivo comune dei movimenti, delle iniziative, delle idee di innovazione che saranno presentate nei diversi workshop, è quello di superare il modello puramente “trasmissivo” e di costruire un ambiente di apprendimento centrato sull’ attività studente e sullo sviluppo delle competenze.

E’ prevista una attività preliminare alla partecipazione a Didacta che consiste in una lezione introduttiva al tema e un intervento live di un esperto al quale si potranno porre domande. Sarà attivato un Forum di supporto alle attività di formazione.



Workshop percorso formativo formativo

La scuola di oggi si muove in un contesto di autonomia caratterizzato da un notevole impegno organizzativo che vede la dirigenza coinvolta nella gestione di risorse umane in un ambiente poco gerarchizzato, incentrato sul coordinamento orizzontale. Il ruolo del dirigente scolastico è centrale per promuovere l’innovazione e presidiare la collegialità dell’insegnamento all’interno di ambienti di apprendimento sempre più sofisticati socialmente ed economicamente costosi.  I dirigenti scolastici possono rappresentare la figura più importante all’interno dei sistemi educativi per promuovere il miglioramento scolastico e l’efficacia delle scuole. Tuttavia la crescita di dimensione e di complessità nella gestione delle scuole rende ormai irrealistico che i dirigenti scolastici possano mantenere un focus sul miglioramento senza una guida della scuola condivisa con figure di “leadership distribuita”.

Attraverso quali valori, qualità, pratiche, possono contribuire a sviluppare ambienti organizzativi e professionali efficaci per l’insegnamento e l’apprendimento? In che modo i dirigenti scolastici possono fare la differenza?

Il workshop permetterà ai docenti di comprendere gli elementi chiave dell’Idea “Oltre le discipline” facente parte della “Galleria delle Idee di Avanguardie educative” e di progettarne la replicabilità nella propria classe. Gli insegnanti acquisiranno gli strumenti per la progettazione di un curricolo verticale che lega teoria, pratica e tecnica; il workshop si concretizza nella realizzazione di itinerari progettuali volti a costruire spazi di esperienza ad alto potenziale motivazionale e “atelier di mestiere”, favorendo il superamento di un modello trasmissivo di scuola, fortemente centrato solo sulla conoscenza teorica.

Come si valutano i processi innovativi? Come la valutazione può contribuire alla promozione di processi innovativi della didattica disciplinare e degli ambienti di apprendimento?
Il tema della valutazione sarà approfondito attraverso una duplice ottica: quella collegata ai processi promossa da Indire, le cui ricerche muovono nella direzione di una didattica basata sull’indagine, l’esplorazione e sulla trasformazione degli ambienti di apprendimento come elementi fondanti per favorire lo sviluppo dell’innovazione. Una visione più orientata a mettere in luce gli aspetti legati agli esiti (a cura di Invalsi) che, a partire dalla rilevazione dei test e la formulazione dei relativi items, mostrerà quali sono le opportunità che si presentano per rinnovare la didattica disciplinare.

Lo scenario dell’istruzione degli adulti in Italia è stato recentemente riorganizzato. Dal momento che ‘spazi’ e ‘tempi’ del nuovo sistema sono stati radicalmente trasformati, è possibile definire un modello innovativo per l’apprendimento in età adulta? Durante questo workshop le grandi narrazioni sull’adulto, provenienti dalla letteratura, dall’arte, dal cinema e, soprattutto, anche dalla viva realtà delle scuole, saranno utilizzate come ‘stimoli’ per attivare riflessioni, discussioni e confronti sulla possibilità di delineare soluzioni concrete per quei gruppi di adulti che accedono con difficoltà alle scuole pubbliche e alle opportunità formative fruibili nel lifelong learning. Le prospettive dell’apprendimento trasformativo (Freire, Mezirow, Mayo) così come il modello sulla costruzione delle conoscenze (Scardamalia) per l’e-learning, verranno presentate attraverso l’offerta del modello formativo della IULINE.

L’istruzione degli adulti è una specifica realtà che si inserisce nel più articolato contesto dell’apprendimento permanente. Le ricerche attuali si stanno concentrando sempre più sull’individualizzazione del percorso formativo, data la grande varietà delle tipologie che ricadono sotto il termine “adulti”. Un ulteriore aspetto è determinato dalla necessità di declinare l’apprendimento per ogni tipologia di utente. L’attenzione alla fascia d’età, alle competenze pregresse, alla nazionalità e ai titoli conseguiti dal discente in formazione sono tutti elementi che rendono oggi la riforma italiana dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) uno dei fenomeni di maggior interesse sul quale focalizzare l’attenzione della ricerca. In particolare, il Patto Formativo Individuale permette di isolare i vari aspetti innovativi della nuova realtà italiana, evidenziando le modalità di certificazione delle competenze e la formazione a distanza (FAD), aspetti che occupano un congruo lasso di tempo nella programmazione annuale.
Movendo dalla teoria andragogica di Malcolm Shepherd Knowles, modellizzata poi da Peter Jarvis, qui si propone di mostrare il legame tra le applicazioni pratiche della realtà italiana e altri modelli, attivi in Europa, di istruzione degli adulti.

“Learning is a consequence of thinking” afferma David Perkins che da anni, con Howard Gardner e il gruppo di Harvard “Project Zero”, ricerca ed esplora il potenziale umano e in particolare la natura del pensiero, la creatività, l’intelligenza e l’apprendimento.

Per apprendere bisogna mettere a frutto il pensiero in tutte le sue diverse declinazioni: critico, creativo, problem-solver, riflessivo, decisionale, sistemico.

La prima domanda che sorge è: come è possibile stimolare e valorizzare il pensiero nei ragazzi affinché da consumatori di contenuti diventino risolutori di problemi e produttori d’informazione e conoscenza?

Le Thinking Routines aiutano a incoraggiare, in classe, una cultura dell’esplorazione e costruzione del pensiero affinché i ragazzi imparino a impiegare le proprie conoscenze e competenze in ambiti diversi per affrontare problematiche complesse e trovare soluzioni innovative e creative.

Le Thinking Routines sono il risultato di un approccio pioneristico da parte di Harvard “Project Zero” e si presentano come strumenti didattici molto semplici, pratici da usare in classe e trasversali a tutte le discipline.

Una didattica trasmissiva e tradizionale può aiutare realmente i ragazzi a ‘fare da soli’ e ad ‘imparare ad imparare’? Può riuscire a promuovere l’autonomia, l’esplorazione e la cooperazione accentrando nell’insegnante la responsabilità  e la guida esclusiva dei processi d’apprendimento in classe?

A queste e ad altre  domande proverà a rispondere il workshop dedicato all’‘Apprendimento autonomo e al tutoring’. I partecipanti saranno coinvolti in percorsi operativi e didattici e – attraverso video e testimonianze di colleghi che sperimentano da tempo l’apprendimento autonomo e il  peertutoring – entreranno nel vivo di questi temi.
Un’attenzione particolare sarà data al tutor, un insegnante che non valuta, ma gioca un ruolo didattico e relazionale e affianca lo studente nel suo percorso scolastico; una figura di riferimento che ascolta, orienta, indirizza e media, svolgendo una funzione di coaching e di mentoring.

Nell’apprendimento differenziato l’ambiente formativo viene progettato per promuovere un processo di apprendimento basato su esperienza, interdisciplinarità e ricerca tramite attività diverse svolte in contemporanea dagli studenti. L’insegnante accoglie differenze, promuove potenzialità, riconosce talenti, personalizza la proposta formativa rendendo ogni alunno protagonista del proprio curricolo. Si co-progettano modi, spazi e tempi per gestire le attività di apprendimento differenziato organizzando specifici spazi in cui gli studenti, a rotazione, svolgono le attività. L’insegnante organizza con gli alunni le attività della giornata, che poi propone o fa scegliere a ciascun gruppo, concordandone durata e rotazione. L’autonomia nello svolgimento è possibile grazie alla presenza di strumenti di gestione e apprendimento (istruzioni per l’uso e schedari autocorrettivi). Al termine delle attività ogni studente ha a disposizione una scheda per l’autovalutazione, che gli consente di registrare i progressi e i punti di debolezza del suo percorso

Parlare di Contenuti Didattici Digitali significa affrontare il tema della costruzione della conoscenza, della ri-scrittura dei contenuti di studio. Una ri-scrittura che chiama in causa docenti e studenti e prevede l’utilizzo di procedure, strumenti e forme linguistiche innovative. Una scrittura sui generis, che non è individuale e non è spontanea; che necessita di una fase progettuale consistente e richiede uno sforzo di negoziazione importante: una scrittura sociale e complessa, che si connota per una nuova ricchezza espressiva e comunicativa. Accostarsi a questa attività, che presuppone un lavoro di condivisione di intenti, di raccolta e analisi di materiali, di progettazione condivisa, di stesura e di revisione incrociata, significa penetrare dietro il sipario dei manuali di studio, per comprenderne le strutture profonde; significa diventare buoni lettori di quei testi, in un gioco speculare dove la lettura non è che l’altra faccia della scrittura. Lavorare sui Contenuti Didattici Digitali significa aiutare gli studenti a prendere possesso di contenuti e strumenti, a superare la semplice logica trasmissiva dello studio per imparare a formulare tutte le domande a cui il tradizionale manuale non ha saputo dare risposta

Flipped Classroom, ma anche contenuti didattici multimediali, spazi flessibili. Nell’ottica di un’innovazione integrata che coinvolge tutti gli attori del sistema-scuola, si illustreranno esperienze di trasformazione dell’organizzazione della didattica, del tempo e dello spazio del “fare scuola”. Con le voci di coloro che stanno in questo momento sperimentando.

La “Didattica per Scenari” è un approccio che si prefigge di introdurre in classe pratiche didattiche innovative potenziate da un uso efficace delle nuove tecnologie. Punto di partenza sono gli “scenari”, ovvero descrizioni di contesti di insegnamento/apprendimento che incorporano una visione di innovazione pedagogica centrata sullo sviluppo delle “Competenze per il XXI secolo”. Ogni “scenario” incorpora una differente visione e fornisce un set di indicazioni – le “Learning Activities” – attraverso le quali il docente arriva a scrivere e implementare il proprio personale progetto didattico: la “Learning Story”.

L’incontro ha lo scopo di presentare l’approccio TEAL (Technology Enhanced Active Learning), una metodologia didattica che vede unite lezione frontale, simulazioni e attività laboratoriali su computer per un’esperienza di apprendimento ricca e basata sulla collaborazione.
Questa metodologia è stata progettata nel 2003 dal MIT di Boston e fu inizialmente pensata per la didattica della Fisica per studenti universitari.
La classe TEAL prevede una serie di strumenti tecnologici da utilizzare in spazi con specifiche caratteristiche, con arredi modulari e quindi facilmente riconfigurabili a seconda delle necessità: spazi e tecnologie sono interconnessi. Attorno alla postazione centrale del docente sono disposti alcuni tavoli rotondi che ospitano gruppi di studenti in numero dispari. L’aula è dotata di alcuni punti di proiezione sulle pareti ad uso dei gruppi di studenti.
Per favorire l’istruzione tra pari i gruppi sono costituiti da componenti con diversi livelli di competenze e di conoscenze. Il docente introduce l’argomento con domande, esercizi e rappresentazioni grafiche. Poi ogni gruppo lavora in maniera collaborativa e attiva con l’ausilio di un device per raccogliere informazioni e dati ed effettuare esperimenti o verifiche.

Lo Spaced Learning (SL) è una metodologia didattica basata su una particolare articolazione del tempo della lezione, intervallante tre momenti di didattica a due di pausa, che ha come quadro teorico di riferimento la ricerca delle neuroscienze, pubblicata nel 2005 da R. Douglas Fields su “Scientific American”, circa il meccanismo di creazione della memoria a lungo termine.
Il workshop, della durata di tre ore, si sostanzia nella progettazione di una lezione in modalità SL, successiva a un’introduzione sui fondamenti teorici della metodologia in questione

Che cos’è il debate? Come si applica? Quale è il suo valore aggiunto all’interno del curricolo?

Disciplina curricolare nel mondo anglosassone, il debate consiste in un confronto nel quale due squadre (composte ciascuna di due o tre studenti) sostengono e controbattono un’affermazione o un argomento dato dall’insegnante, ponendosi in un campo (pro) o nell’altro (contro). Dal tema scelto prende il via un vero e proprio dibattito, una discussione formale, non libera, dettata da regole e tempi precisi, per preparare la quale sono necessari esercizi di documentazione ed elaborazione critica. Il debate permette agli studenti di imparare a cercare e selezionare le fonti, sviluppare competenze comunicative, autovalutarsi,  migliorare la propria consapevolezza culturale e l’autostima, sviluppando il pensiero critico e le soft skills. Nel corso del workshop si terrà la simulazione di un debate in lingua italiana e di un debate in lingua inglese che saranno animati da studenti delle scuole di Avanguardie educative, con l’obiettivo di dimostrare, sotto la guida dei loro docenti, il valore aggiunto di questa metodologia didattica all’interno del curricolo delle scuole di ogni ordine e grado.

Il workshop si sviluppa alternando interventi di docenti e dirigenti di scuole che hanno apportato modifiche significative al calendario o all’orario scolastico. Verranno proposti, in sessioni dinamiche e interattive, i tratti salienti e gli elementi chiave dell’Idea “Uso flessibile del tempo scuola (compattazione del calendario scolastico)” facente parte della galleria delle “Idee di Avanguardie educative”.

Le proposte presentate sono indirizzate a dirigenti e docenti che hanno maturato la necessità di disporre di tempi più flessibili per la realizzazione di attività basate sulla promozione di competenze, per l’introduzione di metodologie didattiche attive e per la valorizzazione dei diversi stili di apprendimento degli studenti.

Il workshop mira a evidenziare uno dei nuovi orientamenti della didattica nella scuola che riguarda l’organizzazione del tempo e delle discipline.
Le aule non sono solo lo spazio degli studenti; sono i docenti che le abitano e le corredano con gli strumenti adeguati alle proprie discipline di insegnamento. Così gli alunni si muovono da uno spazio all’altro al cambio dell’ora e la scuola diventa il loro ambiente di apprendimento nella sua interezza. Le aule assumeranno la fisionomia di uno spazio laboratoriale dove è possibile trovare strumenti e materiali didattici specifici ad ogni disciplina.
Nel workshop saranno date risposte alle domande che una scuola deve porsi per andare verso questo tipo di organizzazione e quali soluzioni è possibile individuare in base al proprio contesto e livello scolastico, nel confronto con chi ha già avviato e adottato questo modello.