Schermi o mani? Una domanda incompleta per la generazione digitale. Esplorare risposte tra neuroscienze e pedagogia Montessori
Maria Montessori sosteneva che l’apprendimento più profondo avviene tramite la manipolazione e il lavoro delle mani, i nostri strumenti fondamentali per comprendere concetti astratti. Tuttavia, a dispetto di quanto si creda, intuì anche che le tecnologie sarebbero diventate strumenti indispensabili nelle scuole, anche quelle montessoriane. Oggi, a oltre vent’anni dall’avvento di Internet, chi si occupa di educazione ha la responsabilità di riflettere su cosa sia “andato storto”: gli ideali iniziali della rete e del Web non sono stati mantenuti nel tempo e ora la sfida è capire come non ripetere gli stessi errori nell’era dell’AI e dei Big Data. Questo solleva questioni urgenti per scuola, ricerca e società sui rischi e le opportunità per le nuove generazioni, sempre più immerse nella trasformazione digitale. Il dibattito pedagogico internazionale si confronta con una sfida centrale: come educare con e alle tecnologie digitali? Ha un ruolo davvero così determinante nella scuola il tanto dibattuto smartphone? Cosa dice la ricerca scientifica a riguardo? Le difficoltà sono molteplici: economiche, per dotarsi di strumenti adeguati; formative, per preparare docenti competenti sia tecnicamente sia relazionalmente; culturali, per aggiornare sistemi di insegnamento ormai superati. Nelle scuole Montessori questa tensione è evidente: il principio della mano come “organo dell’intelligenza” sembra scontrarsi con gli schermi digitali, dividendo educatori tra entusiasti e contrari. Le tecnologie digitali influenzano ormai ogni aspetto della vita e non possono essere ignorate, ma vanno inserite in una visione pedagogica nuova, che ne faccia strumenti per sviluppare conoscenza e identità, come i materiali montessoriani. Le evidenze neuroscientifiche non stabiliscono ancora un nesso causa-effetto tra digitale e apprendimento o salute adolescenziale, ma confermano correlazioni significative non più trascurabili. È quindi cruciale superare la logica deterministica del “tecnologie sì/tecnologie no” e concentrarsi sull’azione educativa, riconoscendo che le tecnologie digitali non sono solo strumenti tecnici, ma veicoli di simboli e linguaggi che modellano competenze cognitive ed emotive. L’educazione contemporanea deve andare oltre la distinzione tra sapere teorico e pratico, promuovendo capacità critiche e creative per costruire, analizzare e rielaborare sistemi informativi e formare cittadini consapevoli nell’era digitale.
Relatori
- Iliana Morelli - Dottoranda LUMSA Formatrice e CEO Boboto SB

