Uno dei temi più dibattuti nell’ambito delle nuove metodologie didattiche è l’approccio da tenere nei confronti delle nuove tecnologie: è giusto includerle nelle attività scolastiche? È preferibile al contrario tenerle ai margini della didattica? Pur non essendo il giudizio unanime, è riscontrabile una crescente inclusione delle nuove strumentazioni tecnologiche (ad esempio la lavagna interattiva multimediale) e delle risorse web nella programmazione scolastica. I vantaggi sono molteplici: oltre a colmare la percezione della distanza fra ambiente scolastico e ambiente extrascolastico, le nuove risorse tecnologiche ben si sposano con le avanguardie pedagogiche che stravolgono la vecchia lezione frontale. Pratiche innovative come il blended learning o il cooperative learning, incentrate sull’apprendimento per competenze messo in atto tramite l’esercizio e il confronto, traggono giovamento dalla polifunzionalità e dalla versatilità dello strumento tecnologico, che non sempre il supporto cartaceo tradizionale riesce a fornire. Ma come ci si deve porre nei confronti della possibile inclusione dei social media nell’attività scolastica?

 

Didattica web e social media

Il primo punto da tenere in considerazione è la non-omogeneità dell’uso della rete e dei social media riscontrabile nei giovani. Detto in altre parole, se è vero che tutte le nuove generazioni (nativi digitali) hanno dimestichezza con l’uso del web e dei social media, non tutti li usano nello stesso modo o con le stesse finalità. A un estremo di questa oscillazione troviamo l’uso ludico, che non richiede troppo impegno cognitivo ed emotivo, all’altro il cosiddetto “geeking out”, ovvero l’uso del web e dei social volto alla costruzione di nuove conoscenze e alla condivisione di saperi ed esperienze. Per quanto sia scontato rilevare la facilità con cui i nativi digitali navigano sul web, non è altrettanto scontato affermare che sia sufficiente fornire strumenti tecnologici in contesto scolastico perché ne sia fatto un uso costruttivo. I social network forniscono una conferma di questa intuizione: se è vero che pressoché la totalità degli adolescenti utilizzano, ad esempio, Facebook, e ancor di più Instagram fra i giovanissimi, gli usi che del social vengono fatti possono essere molto diversi, se non addirittura antitetici. Di fronte a questa disomogeneità è compito della scuola educare non tanto alla competenza digitale, quanto alla “saggezza” digitale (termine coniato da Prensky nel 2009), ovvero a un uso consapevole e competente del web e delle risorse digitali. Nel caso dei social media, mettere lo studente nella posizione di conoscere e sfruttare le potenzialità di condivisione e conoscenza di cui il social media è veicolo.